Marina De Franceschini - Giuseppe Veneziano
Archeoastronomia nella Villa Adriana di Tivoli
Premessa

In occasione del decimo Convegno S.I.A. di Archeoastronomia di Trinitapoli (22-23 ottobre 2010), questo piccolo libro anticipa i risultati del nostro studio sull’Architettura celeste a Villa Adriana, che verranno a breve pubblicati per esteso in un volume in corso di preparazione.

Qualche volta le scoperte avvengono per un caso fortunato, e così è stato all’Accademia, nella grande sala circolare del cosiddetto Tempio di Apollo.

Durante i rilievi avevo dovuto scartare una serie di fotografie perché le ombre creavano dei chiaroscuri e impedivano di veder bene le murature.

Nel tardo pomeriggio dell’11 giugno del 2006, mentre mi apprestavo a riprendere l’ennesima serie fotografica, notai una macchia di luce nell’ultima specchiatura (figura 1).

Dapprima pensai seccata che mi toccava aspettare mezz’ora perché il Sole si muovesse... poi mi resi conto che il sole entrava da una finestra in alto ed illuminava alla perfezione il centro della specchiatura sulla parete opposta in basso.

Fig. 1 - La specchiatura del Tempio di Apollo illuminata dal Sole (foto di Marina De Franceschini)

La cosa non poteva essere casuale: era chiaro che le finestre del Tempio di Apollo erano state progettate in modo da creare una ‘danza delle ore’ luminosa. Quest’episodio fortunato ha segnato l’inizio di una ricerca che è approdata al significato archeoastronomico di due edifici di Villa Adriana: l’Accademia e Roccabruna.

La mia prima ipotesi, piuttosto semplicistica, fu che il Tempio di Apollo fosse orientato in modo che all’alba il sole entrasse dalla finestra dell’ambiente ad est di esso, rivolto verso Tivoli. Non sapendo nulla di archeoastronomia e di orientamento astronomico, mi limitavo a ragionare in termini di orientamento geografico verso i punti cardinali; e l’est purtroppo non si trovava nella posizione auspicata.

La seconda ipotesi era che il sole illuminasse una dopo l’altra le specchiature del piano inferiore, scandendo le ore del giorno. Se le specchiature fossero state dodici o ventiquattro, tutto sarebbe stato più semplice: potevano essere in rapporto con le ore del giorno, le stagioni, i mesi o i segni zodiacali. Invece sono venti, un numero che non si concilia con nessuna di queste ipotesi.

Fortunatamente mi rivolsi per un parere a Pietro Planezio, ex-direttore dell’Osservatorio Astronomico di Genova: gli mostrai la pianta del Tempio di Apollo e gli chiesi di risolvere il problema, individuando la logica che regolava l’illuminazione delle specchiature.

Perplesso come me davanti al numero venti ‘che non tornava’, mi chiese di misurare quanti gradi vi fossero fra il nord e la finestra dell’ambiente da cui pensavo potesse sorgere il sole. Quando gli riferii che erano circa 27° - misura che per me non aveva alcun significato - mi disse: “Da quella finestra il sole non entrerà mai. Ma in compenso 27° non sono affatto una misura casuale! Significano che l’edificio è orientato verso l’alba del Solstizio d’inverno e verso il tramonto del Solstizio d’estate”.

Grazie a lui ho incontrato gli studiosi di archeoastronomia Giuseppe Veneziano (dell’Osservatorio Astronomico di Genova) e Mario Codebò (di Archeoastronomia Ligustica), coi quali ho iniziato una proficua collaborazione che ha portato alla nascita di questo libro. Abbiamo decifrato e studiato il significato archeoastronomico dell’Accademia e di Roccabruna, situate sulla più alta spianata artificiale di Villa Adriana, scoprendo i fenomeni luminosi che si verificavano in occasione dei Solstizi in quella che era la vera e propria Acropoli della Villa.

A Roccabruna abbiamo avuto conferma delle scoperte degli architetti americani Robert Mangurian e Mary-Ann Ray, che già nel 1988 per primi avevano osservato i giochi di luce che vi si verificano al Solstizio estivo1.

Villa Adriana non è mai stata studiata dal punto di vista archeoastronomico: la nostra ricerca apre quindi nuove e inedite prospettive di studio in un campo che è rimasto finora inesplorato.


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1 Mangurian-Ray 2008. Un breve accenno in nota parla di questa scoperta.