Orientamento astronomico e fenomeni luminosi dell’Accademia
Fig. 12 - La fuga di sale lungo lʼasse longitudinale e solstiziale dellʼAccademia (elaborato da Winnefeld 1895)

Mentre per l’edificio di Roccabruna, come vedremo in seguito, si erano già avanzate ipotesi legate all’archeoastronomia, nel caso dell’Accademia nessuno aveva mai pensato a un orientamento astronomico, che è una nostra scoperta.

Come si è detto, l’Accademia aveva una ‘fuga di sale’ disposte lungo l’asse longitudinale dell’edificio, che va da nord-ovest a sud-est (vedi pianta figura 12). Questo asse coincide con la linea ideale che unisce il punto dove il Sole sorge all’alba del Solstizio invernale (a sud-est) con quello dove tramonta durante il Solstizio estivo (a nord-ovest).

La ‘fuga di sale’ dell’Accademia è stata progettata in modo tale che, stando al centro di una qualsiasi delle sue porte, nei giorni del Solstizio invernale si possa ancor oggi vedere la luce che entra all’alba dalla finestra esterna dell’ambiente AC89, attraversando via via la Zooteca AC88, il Tempio di Apollo AC78 e le due corti porticate AC60 e AC41 che lo precedevano a nord-ovest.

Viceversa, nei giorni del Solstizio estivo, un osservatore posto nell’ambiente AC89 può tuttora vedere il Sole tramontare sul lato opposto, con i raggi che attraversano d’infilata le porte di quegli stessi ambienti, in ordine inverso.

Fulcro di questi effetti luminosi è il Tempio di Apollo, la sala più monumentale del complesso (figura 13).

Il suo nome - Tempio di Apollo o Tempio delle Muse e di Apolline - fu coniato nel Cinquecento da Pirro Ligorio, che per primo studiò e scavò su larga scala la Villa Adriana1. Il nome deriva dal numero dieci delle nicchie per statue situate al piano superiore: nove Muse più Apollo equivalgono a dieci. Il nome è rimasto in uso, al pari del fantasioso Zooteca, coniato sempre da Ligorio per l’attiguo giardino porticato.


Fig. 13 - Il Tempio di Apollo nello stato attuale: il piano inferiore con le specchiature e le colonnine e il piano superiore con finestre alternate a nicchie (foto di Marina De Franceschini)

Il Tempio di Apollo è di forma circolare, con un diametro di m. 13,85 (circa 46 piedi romani2). Il piano inferiore era suddiviso in venti specchiature (ne restano tredici) che conservano parti dell’intonaco con tracce di colore: pannelli bianchi incorniciati di rosso si alternavano ad altri interamente rossi con un fascione bianco. Le colonnine del piano inferiore sostenevano un architrave in laterizio, sopra al quale è un tamburo in muratura che regge il piano superiore (vedi infra figura 15).

Il piano superiore era suddiviso anch’esso in venti settori, con dieci finestre coperte da un arco ribassato alternate a dieci nicchie con arco a tutto sesto. Rimangono sette finestre e sei nicchie, nelle quali dovevano trovar posto delle statue; sul cielino delle nicchie si vedono ancora parti di affresco a fondo nero con riquadratura bianca.

Per quanto riguarda la copertura, gli studiosi antiquari hanno sempre pensato a una cupola; Francesco di Giorgio Martini, autore del più antico schizzo conservato della Villa (databile al 1465) ne disegna una a spicchi3 (figura 14). I successivi studiosi antiquari, Pirro Ligorio, Francesco Contini, Giovan Battista Piranesi, Agostino Penna e Luigi Canina concordano tutti con tale ricostruzione, accolta anche da Heinz Kähler4 e da Italo Gismondi nel plastico ricostruttivo.

Abbiamo disegnato una ricostruzione tridimensionale del Tempio di Apollo con una cupola dotata di oculo, le cui dimensioni sono state calcolate in base alla proporzione che si ha nel Pantheon fra il diametro della cupola e quello dell’oculo (figura 15).

Fig. 14 - Francesco di Giorgio Martini: il Tempio di Apollo con la cupola nel disegno ʻin pulitoʼ di Torino (da Maltese 1967)
Fig. 15 - Ricostruzione tridimensionale del Tempio di Apollo coperto da una cupola con oculo, sezione nord-sud (disegno di Brigitta Casieri)


Solstizio d’inverno
Accademia - Solstizio estivo 2010

Il 19 dicembre del 2009 (Solstizio invernale) l’astronomo Giuseppe Veneziano ha fotografato i fenomeni luminosi all’alba: come previsto il Sole sorge in asse dalla finestra esterna dell’ambiente AC89 (vedi pianta fig. 13) e attraversa d’infilata la fuga di sale. Nella fotografia il Sole è ripreso dalla Zooteca AC88, ed è visibile da tutte le porte della ‘fuga di sale’ (figura 16).


Solstizio d’estate

Il 20 giugno 2010 (Solstizio estivo) i fenomeni luminosi si sono rivelati più complessi del previsto. L’11 giugno 2006 - una decina di giorni prima del Solstizio - avevo fotografato una sola ‘macchia di luce’ su una delle specchiature del Tempio di Apollo. Il 20 giugno del 2010 le macchie sono diventate due.

Fig. 16 - Accademia, 19 dicembre 2009, alba del Solstizio invernale: il sole entra dalla finestra dellʼambiente AC89 e attraversa la porta fra questo e la Zooteca AC88 (foto di Giuseppe Veneziano)
Fig. 17 - Accademia, 21 giugno 2010, tramonto del Solstizio estivo (ore 18:18). Il Sole entra dalla finestra del Tempio di Apollo e illumina la specchiatura sul lato diametralmente opposto (foto di Giuseppe Veneziano)

All’inizio delle nostre osservazioni il Sole come previsto è entrato da una delle finestre del piano superiore (figura 17) illuminando l’ultima specchiatura superstite in basso, proprio come era avvenuto nel 2006. Ma dopo pochi minuti è comparsa una seconda macchia di luce più sottile che nel 2006 non si era vista (figura 18).


Fig. 18 - Accademia, 21 giugno 2010: accanto al rettangolo sulla specchiatura compare una seconda lama di luce (foto di Giuseppe Veneziano)

Ciò avviene solo durante il Solstizio estivo, quando il sole tramonta nel punto più a nord-ovest del suo percorso; durante il resto dell’anno i raggi non raggiungono mai quella finestra. Le due macchie luminose hanno quindi cominciato a spostarsi gradualmente da sinistra verso destra.


Al momento del tramonto rimane una sola lama di luce: il Sole entra dalla porta nord-ovest del Tempio di Apollo (figura 19), e illumina sul lato opposto la porta fra la Zooteca AC88 e l’ambiente assiale AC89 raggiungendo la sua finestra esterna, con un percorso opposto a quello del Solstizio invernale (figura 20).


Purtroppo resta in piedi solo la metà nord-est del Tempio ma è probabile che anche all’alba del Solstizio invernale vi fosse una doppia ‘macchia di luce’ sulle pareti, cosa che potrà essere verificata con un modellino tridimensionale o una simulazione al computer.

Accettando l’ipotesi che il Tempio fosse coperto da una cupola con oculo si potranno in seguito calcolare altri fenomeni luminosi prodotti da questa apertura in determinati giorni dell’anno (figura 21).

Fig. 19 - Accademia, 21 giugno 2010: Il sole si inquadra nella porta fra il Tempio di Apollo Ac78 e la corte porticata AC60. (foto di Giuseppe Veneziano)
Fig. 20 - Accademia, 21 giugno 2010: il rettangolo di luce raggiunge la porta fra la Zooteca AC88 e l’ambiente AC89 (foto di Giuseppe Veneziano)

Fig. 21 - Ricostruzione tridimensionale del Tempio di Apollo con ipotesi di fenomeno luminoso originato dall’oculo della cupola (disegno di Brigitta Casieri)

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1 Ligorio 1550; vedi anche Ten 2005, Codice di Torino, fol. 41v. p. 64; fol. 42v. pp. 66-67; fol. 43 p. 67.
2 Un piede romano equivale a 29,6 cm.
3 Firenze, Uffizi, fol. U319v. Vedi Burns H. "I disegni di Francesco di Giorgio agli Uffizi di Firenze" in Francesco di Giorgio architetto, Firenze 1993, pp. 331-333, scheda XX,4; Ericsson C.H. Roman Architecture expressed in Sketches by Francesco di Giorgio Martini (Commentationes Humanorum Literarum 160) Helsinki 1980, fig. 4 p. 59. Dello schizzo esiste anche una copia ‘in pulito’, conservata nella Biblioteca Reale di Torino: Codice Saluzziano fol. 90v: Vedi Maltese 1967.
4 Ligorio 1550; Contini 1668; Piranesi 1781; Penna 1836; Canina 1856; Kähler 1950