Repertorio dell'Opus Sectile

I - modulo semplice
II - modulo quadrato reticolare
III - modulo misto
Droit de réponse Aiema

BULLETIN DE L'AIEMA 1999 pp. 427-430

Droit de réponse de Marina De Franceschini

Ho appena letto la recensione del libro di Guidobaldi Sectilia Pavimenta di Villa Adriana,1994, pubblicata dal prof. Michaelides sul vostro Bulletin AIEMA del 1997, (p. 390-393). Vorrei rispondere al commento del prof. Michaelides – ed indirettamente alle critiche di Guidobaldi - circa gli «errori fondamentali nell'osservazione e nella metodologia applicata» nel mio libro sulla Villa Adriana (M. De Franceschini, Villa Adriana, Mosaici, Pavimenti, Edifici, l'«Erma» di Bretschneider, Roma 1991), perché non posso certamente condividere il loro giudizio negativo.

METODOLOGIA
Al giorno d'oggi gli archeologi si avvalgono di molteplici elementi per comprendere la funzione degli edifici, dall'architettura alla decorazione, dalla tecnica edilizia all'instrumentum domesticum. Tutti questi elementi sono come i tasselli di un mosaico: se ci si sofferma su di un solo di essi si perde la visione d'insieme.

Un libro come quello di Guidobaldi, che si limita a studiare i soli pavimenti marmorei avulsi dal loro contesto architettonico, nasce già vecchio, ed impiega metodi storico-artistici ed antiquari ormai superati. Lo nota anche Packer nella sua recensione sul Journal of Roman Archaeology del 1998, osservando come Guidobaldi «ignora la relazione fra il pavimento e l'architettura che lo contiene» (p. 592). Sabatino Moscati nella recensione del mio libro pubblicata in Archeo, Gennaio 1993 sottolineava che: «Non si poteva studiare i pavimenti ignorando il contesto in cui sono inseriti».

L'idea di un data base sulla villa Adriana non è certamente un'esclusiva di Guidobaldi. Nel mio libro (pubblicato nel 1991 - tre anni prima del suo), ogni ambiente ha una scheda molto più approfondita e dettagliata, che prende in considerazione non solo i pavimenti ed i rivestimenti ma anche la funzione dell'ambiente, le tecniche edilizie impiegate, le misure in piedi romani, la presenza di impianti idrici o termici, ed i rinvenimenti. Sono schedati tutti gli edifici accessibili, anche l'accademia e Roccabruna, che Guidobaldi ha escluso dal suo lavoro per motivi imprecisati, nonostante avessero pavimenti in opus sectile.

Nel mio libro, ogni edificio ha una pianta dove sono indicate sia la tecnica edilizia che il tipo di pavimento; la pianta è numerata, ed i numeri ovviamente corrispondono a quelli delle schede dei singoli ambienti, in modo da rendere agevole la consultazione e la localizzazione dei pavimenti.
Ciò non è possibile nel libro di Guidobaldi perché, nonostante il suo sistema di sigle sia praticamente uguale al mio, gli ambienti hanno una numerazione (riportata nelle piante) ma i pavimenti in opus sectile ne hanno un'altra, che nelle piante non compare. Quindi, come osserva Michaelides, «si deve sfogliare l'intero repertorio schematico per capire in quale edificio si trovi un determinato pavimento». Il libro di Guidobaldi, infatti, manca di un indice dettagliato: c'è soltanto un Indice dei Luoghi di cinque pagine.

Dal punto di vista metodologico, l'indice è invece importantissimo. Non si può pretendere che il lettore legga attentamente centinaia di pagine per trovare quello che cerca: bisogna fare in modo che possa rintracciare facilmente Ie informazioni di cui ha bisogno, altrimenti anche il libro più dotto è inutile. Ecco perché ho cercato di essere «user friendly» con oltre trenta pagine di Repertori (Repertorio decorativo dei mosaici geometrici e figurati, Elenco dei mosaici divisi per edificio, Elenco dei mosaici in Musei e Collezioni, Repertorio dell'opus sectile ecc.) e quaranta pagine di Indici (Indice dei Nomi e delle cose notevoli, Indice dettagliato degli edifici, Indice dei personaggi ed autori). L'utilità di questi indici e stata riconosciuta dalla Rassart Debergh nella recensione del mio libro, in Latomus 1994: «una serie di indici rende facile l'accesso ad una documentazione di tale ampiezza». Anche la Balty nella recensione del mio libro in Antiquité Classique 1995 scrive: «La parte riservata ai repertori facilita sicuramente la consultazione di questo eccellente strumento di lavoro.»

Compilare varie centinaia di schede per ogni ambiente è un lavoro enorme che ha un significato solo se poi questi dati vengono messi a frutto e sintetizzati. Nel libro di Guidobaldi ciò non avviene, come ha notato Michaelides: «It is a pity that the analysis is not taken further, bringing into discussion more recent views on the matter.» (p. 391).
(E' un peccato che l'analisi non venga approfondita, immettendo nella discussione le opinioni più recenti sull'argomento).

Nel mio libro si mettono a frutto le informazioni raccolte in una serie di capitoli dedicati ad ogni singolo edificio, in cui si fa il punto delle nostre conoscenze. Lo studio della distribuzione dei pavimenti e dei rivestimenti mi ha permesso di giungere ad importanti conclusioni sulla funzione degli edifici di Villa Adriana. Nella distribuzione dei pavimenti è evidente infatti una ben precisa gerarchia, che ricorre costantemente in tutta la Villa, e si può esemplificare come segue:

  • Al primo posto erano i pavimenti di lusso - opus sectile e mosaico policromo, cui fanno riscontro rivestimenti parietali altrettanto ricchi in marmo, mosaico, stucco e affresco. Questo tipo di decorazione era adottata esclusivamente negli edifici nobili riservali dall'imperatore, che si distinguevano per la loro monumentalità, per la presenza di terrazze panoramiche e giardini scenografici con fontane e giochi d'acqua, di impianti termali o anche di solo riscaldamento, e per le latrine 'singole' - come nell'Edificio con Peschiera.
  • Al secondo posto erano i pavimenti in mosaico bianco nero, con motivi geometrici o con fasce nere, accostati a semplici affreschi. Tale decorazione compariva solo negli edifici secondari, riservati al personale di rango come funzionari e liberti. Tali edifici avevano planimetria elementare, erano collocati in posizione defilata, avevano latrine multiple, ed erano privi di giardini o impianti di riscaldamento, come gli Hospitalia.
  • Al terzo posto, infine, erano i pavimenti rustici: mosaici grossolani, pavimenti in laterizio o in opus spicatum, che compaiono solo in edifici di servizio in posizione secondaria se non sotterranea, destinati agli schiavi - esempio la Caserma dei Vigili o le Cento Camerelle.

Per me lo studio dei mosaici e dell'opus sectile non è stato quindi fine a se stesso, ma è diventato la chiave per capire come funzionava Villa Adriana. Vedi la recensione di Packer, p. 588: «for De Fr. ...the Villa's pavements are a useful guide to the original use of the structure in which they appear». (Per la De Fr. i pavimenti della Villa sono la chiave per comprendere l'uso originario della struttura in cui essi compaiono). Ancora Moscati in Archeo: «E' risultato evidente che esiste una precisa relazione fra tipi di edifici e tipi di pavimenti». J. Balty scrive del mio libro: «Tutta la sottile gerarchia della società romana, dall'imperatore allo schiavo, si traduce anche nell'architettura e decorazione della Villa.»

CLASSIFICAZIONE DELL'OPUS SECTILE

La classificazione ideata da Guidobaldi per l'opus sectile è poco chiara, per l'uso di sigle criptiche: Michaelides scrive «i motivi vengono indicati con un codice tipo QqO*S8Q/ R(B,Q B)/Q, il che è piuttosto scoraggiante». La classificazione che io propongo è più semplice, prevede tre categorie e si basa sulle figure geometriche (vedere pp. 682-684). MODULO SEMPLICE per pavimenti con figure geometriche singole, ad es. solo quadrati (anche listellati - categoria che Guidobaldi inspiegabilmente esclude dai sectilia}. MODULO QUADRATO RETICOLARE (termine che ho tratto da Guidobaldi) cioè quadrati circondati da rettangoli con quadrati angolari. MODULO MISTO per i pavimenti con disegni che combinano più figure geometriche ad es. triangoli con rombi, ottagoni con quadrati. La denominazione (Modulo semplice I,A1, rettangoli, oppure Modulo misto, III,A1, quadrati e rettangoli a stuoia), consente di capire subito di quale disegno si tratti.

METODOLOGIA PER LA RICOSTRUZIONE DEI DISEGNI PARTENDO DALLE SOLE IMPRONTE

Fondamentale nel mio studio è stato l'uso dei piedi romani per misurare, quando ci sono, le piastrelle di opus sectile. Per alcune pagine del suo libro (p. 68-69) Guidobaldi lamenta come tali misure siano 'dispari', tanto che ha dovuto 'arrotondarle', perché «sarebbe illogico attribuire misure precise ad elementi che poi sono variabili da elemento a elemento» (sic!). Se solo egli avesse pensato ad adoperare i piedi romani invece dei centimetri avrebbe visto che le piastrelle hanno misure perfettamente rotonde: cm. 37.7 sono I e 1/4 piedi romani esatti.

Infine due parole sul metodo di ricostruzione delle impronte di Guidobaldi. Michaelides stesso ha qualche dubbio se scrive: «it is sometimes difficult to see how the authors have arrived at the reconstruction of a pattern from the impressions left in the mortar - but one has to trust the keen eye … of a group of people… who has worked so much». (Talvolta è difficile capire come gli autori siano arrivati alla ricostruzione di un disegno partendo dalle impronte rimaste nella malta – ma uno deve fidarsi dell'occhio esperto di un gruppo di persone… che hanno lavorato così tanto).

II fatto è che ci vorrebbe la fotogrammetria e l'analisi computerizzata di TUTTE le impronte di un pavimento, cosa che né io né Guidobaldi abbiamo potuto fare. In mancanza delle piastrelle marmoree, e davanti ad impronte molto consumate come quelle del Pretorio o di Piazza d'Oro, io ho preferito limitarmi a dire che quel pavimento era in opus sectile, senza avventurarmi in ricostruzioni grafiche poco attendibili. Ciò ha dato pretesto a Guidobaldi di scrivere che la mia osservazione è lacunosa, che in qualche edificio non ho mai messo piede, e che il tutto è «totalmente errato».

Ma il suo metodo di ricostruzione è privo di una seria base scientifica: non basta infatti tracciare delle linee su pur ottime fotografie a luce radente, si rischia di creare dei disegni che non esistono. Sarebbe bastato un semplice controllo delle misure dei disegni ricostruiti, usando i piedi romani, per capirlo: ed infatti molti di essi non trovano confronti fra gli altri esemplari conosciuti. E' grave che Guidobaldi proponga tali disegni come sicuri senza specificare che in molti casi sono puramente ipotetici.

FUNZIONE DI VILLA ADRIANA

Oltre a numerosissimi articoli, gli unici libri completi su Villa Adriana sono quelli di Winnefeld (1895) e di Gusman (1904); molti pavimenti, specie quelli in opus sectile e i semplici mosaici bianco neri, erano inediti.

Nella recensione al mio libro, Sabatino Moscati scriveva: "poiché non esisteva a riguardo alcuna opera d'insieme... l'autrice ha esteso la sua catalogazione a tutti i pavimenti della villa... E' stato così realizzato il primo rilievo sistematico.". M. Rassart Deberg aggiunge: "II suo primo merito è affrontare la totalità degli edifici e della loro decorazione, in una monografia completa e precisa". ]. Balty scrive: "Villa Adriana non era mai stata oggetto di uno studio sistematico sull'insieme degli edifìci che la compongono". Anche Andrea Carandini sul Messaggero (9 gennaio 1992) scrive: "... questo insigne monumento riceve solo ora la sua edizione scientifica...".

Nel mio libro, il primo sull'intera Villa dal 1904, mi sembra di esser riuscita a dire qualche cosa di nuovo, basando le mie ipotesi su dati di fatto e su elementi che ricorrono in modo costante e coerente in tutta la Villa. Non è affatto ovvio, al contrario di quanto scrive Guidobaldi, che "la distribuzione dei pavimenti... permette di fare alcune semplici considerazioni sulla funzione degli edifici": nessuno lo aveva pensato e scritto prima di me. Mi ha fatto comunque piacere vedere che, a tre anni di distanza, le mie ipotesi sulla funzionalità degli edifici vengono riprese da Guidobaldi nel suo capitolo conclusivo, senza peraltro citarmi.

Ancora J. Balty scrive del mio libro: "E' un modello di metodo, perché con l'esame analitico sono chiariti i principali problemi relativi alla funzione della Villa e la sintesi è elaborata a tutti i livelli".

Per concludere, so bene che nel mio lavoro su Villa Adriana - data la mole e la vastità dell'argomento, ci saranno imperfezioni ed errori: ogni volta che si va a Villa Adriana si può scoprire qualche cosa di nuovo e avere nuove idee. Ma non posso accettare un giudizio negativo a priori, e per giunta di seconda mano. Spero che queste mie considerazioni invoglino il prof. Michaelides a leggere il mio lavoro, a giudicarlo con occhi nuovi, e ad esprimere il suo parere in una recensione.

Vi ringrazio per avermi dato l'opportunità di far sentire la mia voce.

Marina De Franceschini
25 maggio 1999

I - modulo semplice
II - modulo quadrato reticolare
III - modulo misto
Droit de réponse Aiema