Presentazione Progetto Bibliografia
Accademia, il Giardino Segreto di Adriano
Progetto Pilota


Marina De Franceschini


Accademia
il ‘giardino segreto’ di Adriano

Progetto Pilota


Premessa

Fig. 1 - Plastico ricostruttivo della Spianata dell’Accademia con i suoi edifici


Il nostro Progetto pilota si concentra su uno degli edifici meno studiati e conosciuti di Villa Adriana, l’Accademia: era il ‘giardino segreto’ dell’imperatore Adriano, situato sulla Spianata dell'Accademia, la più alta, vera e propria Acropoli della Villa (fig. 1). Uno degli ambienti meglio conservati è il Tempio di Apollo (fig. 2), che è stato disegnato da alcuni dei più grandi architetti del Rinascimento, come Francesco di Giorgio Martini, Andrea Palladio e Pirro Ligorio.

Il Progetto si propone di rilevare il complesso con le più moderne tecnologie informatiche, con strumenti innovativi e non invasivi che in molti casi non sono mai stati utilizzati in questo sito. Una volta completato, potrà servire come modello di percorso, ed essere esteso anche al resto della Villa.
Nel 2006 il nostro Progetto Pilota è stato incluso nel novero dei Cento siti in pericolo: 2006 World Monuments Watch List of 100 Most Endangered Sites - World Monuments Fund (sito web: http://wmf.org/watch.html).

Fig. 2 - Il Tempio di Apollo, sala circolare di 13,80 m. di diametro


Fig. 3 - Il fauno in marmo rosso

Stato dell'Arte dell'Accademia


L’Accademia si trova ancor oggi in proprietà privata: appartiene alla famiglia Bulgarini che vi risiede dal Seicento e con grande disponibilità concede l’accesso agli studiosi. E' uno degli edifici meno conosciuti e studiati della Villa, perché è situato al di fuori dell’area demaniale e non è aperto ai visitatori.

Poco si sa degli scavi che vi si sono svolti. Pirro Ligorio sicuramente la esplorò nel Cinquecento; Francesco Contini e Giovan Battista Piranesi vi fecero dei piccoli scavi nel Seicento e Settecento per mettere in luce le strutture, quando rilevarono l’edificio. Nel 1630 monsignor Bulgarini rinvenne i Candelabri Barberini, oggi al Museo Vaticano. Nel 1736-1737 scavò all’Accademia monsignor Giuseppe Alessandro Furietti, con esiti particolarmente fortunati: nel giro di pochi mesi, infatti, rinvenne le statue dei Centauri di Aristeas e Papias, il Fauno in marmo rosso (fig. 3) ed il celeberrimo Mosaico delle Colombe (fig. 4), attualmente conservati nel Museo Capitolino di Roma.

Fig. 4 - Il Mosaico delle Colombe

Gli ultimi scavi di cui abbiamo notizia risalgono al 1825 circa: furono eseguiti dai proprietari Bulgarini, che rinvennero frammenti di colonne e di stucchi dipinti.
Le informazioni di cui disponiamo sono quindi datate ed è necessario aggiornarle e verificarle per avere un quadro preciso e dettagliato della situazione.
Va inoltre ricordato che le planimetrie esistenti sono state rilevate coi metodi manuali tradizionali, quindi la loro precisione lascia a desiderare e andrebbe comunque verificata.


Metodo e fasi operative

Fig. 5 - Il Laser scanner è lo strumento ideale per rilevare strutture curvilinee complesse come questa della "Mimizia"


Il nostro Progetto pilota è a carattere globale e multidisciplinare, e prevede l’impiego della tecnologia informatica, per conoscere a fondo l’Accademia, effettuando una ricognizione ed un rilievo sistematico ambiente per ambiente.
Le moderne strumentazioni sono state impiegate a Villa Adriana in modo discontinuo. Noi abbiamo ricominciato da zero con un nuovo rilievo dei resti visibili effettuato con Total station e GPS e poi col Laser scanner (fig. 5) che crea delle ‘fotocopie’ tridimensionali delle strutture. Inoltre abbiamo sperimentato la Geofisica, con strumenti che consentono di ‘vedere’ sotto terra come il magnetometro, il geo-radar ed il geo-resistivimetro. Infine abbiamo pensato alla ricognizione aerea: Remote sensing e Lidar (Laser scanner aereo) che consentono di vedere sotto la vegetazione infestante.

Il rilievo archeologico e archeometrico ha raccolto dati e informazioni aggiornate anche sulle tecniche costruttive, sui materiali impiegati e sui vari tipi di pavimenti e rivestimenti parietali. Abbiamo iniziato a studiare ed esplorare i percorsi sotterranei, i criptoportici e le vie d’accesso, per meglio comprendere il rapporto esistente fra l’Accademia, l’area circostante e gli altri edifici della Villa.

A Villa Adriana la tipologia e qualità della decorazione permette di distinguere i quartieri nobili (pavimentati in opus sectile) riservati all’Imperatore, i quartieri secondari per il personale di rango (con mosaici bianco-neri) ed infine i quartieri servili destinati agli schiavi, perlopiù sotterranei (con pavimenti in mosaico bianco o opus spicatum). Tale gerarchia è stata riscontrata anche nell’Accademia, riconfermando la sua appartenenza al gruppo degli edifici imperiali.


Fig. 6 - Il testo del ‘400 di Biondo Flavio, che riscopre Villa Adriana
Prima fase - Raccolta e catalogazione della bibliografia, dei documenti d’archivio e di altri documenti, incluse le antiche incisioni, i disegni e le fotografie d’epoca.

1 - Abbiamo raccolto i manoscritti ed i testi antiquari più importanti riguardanti Villa Adriana e l’Accademia. Ad esempio, i testi di Biondo Flavio, che riscoprì la Villa (fig. 6) e i Diari di Papa Pio II Piccolomini, che la rese famosa nel mondo intero. Abbiamo catalogato i codici manoscritti di Pirro Ligorio, le descrizioni di Francesco Contini e Giovan Battista Piranesi e tutte le più significative pubblicazioni dal Settecento ai giorni nostri.

2 - Abbiamo catalogato e digitalizzato le principali piante antiche e moderne, inclusi numerosi disegni e rilievi inediti. La più antica pianta si deve all’architetto rinascimentale Francesco di Giorgio Martini, che risale al 1463 circa, alla quale seguono le piante e gli schizzi cinquecenteschi di Andrea Palladio e Pirro Ligorio. Poi vi sono le piante generali di Francesco Contini, pubblicata nel 1668 (fig. 7) e di Giovan Battista Piranesi, pubblicata postuma dal figlio Francesco nel 1781 (fig. 8), tuttora di fondamentale importanza e punto di partenza obbligato per qualsiasi studio.

Fig. 7 - Francesco Contini 1668, pianta dell’Accademia con l’indicazione di alcun tunnel sotterranei

Altre piante vennero disegnate nel Settecento dagli architetti francesi pensionnaires dell’Accademia di Francia a Roma, ad esempio Charles-Louis Clérisseau e Pierre-Adrien Paris, oppure dall’architetto danese Caspar Frederik Harsdorff.
Le piante dell’Ottocento e Novecento derivano tutte da quella di Piranesi, ad esclusione del rilievo di Heinz Kähler, eseguito ex-novo e pubblicato nel 1950 e del rilevo del solo Belvedere di Eric Hansen, che risale al 1960. La pianta della Salza Prina Ricotti del 1982 rielabora in gran parte dati provenienti dalle piante antiquarie.


Fig. 8 - Giovan Battista Piranesi 1781, pianta di Villa Adriana
Altri dati (inediti) derivano da due diversi rilievi che sono stati generosamente messi a mia disposizione dai loro autori.
Il primo si è svolto dal 1991 al 1993, ad opera del professor Friedrich Rakob con gli architetti Edmund Faller, Dirk Helfgen ed Axel Krück, che hanno studiato il Tempio di Apollo e gli ambienti circostanti. Mi hanno dato i disegni delle piante e degli alzati, le fotografie e i diari di scavo che sono molto importanti per il nostro studio.
Il secondo rilievo è stato eseguito fra il 1985 ed il 1995 dagli architetti americani Robert Mangurian e Mary-Ann Ray nell’ambito del progetto Atelier Italia, che ha rilevato l’intera Villa Adriana con l’aiuto di studenti di architettura provenienti dalle più importanti Università americane. Mi hanno messo a disposizione una documentazione preziosissima fatta di fotografie, disegni e piante, che getta nuova luce sull’architettura dell’Accademia e mi è stata di grandissimo aiuto.
Questa fase del lavoro può dirsi completata all’80%.

I primi risultati di questo lungo lavoro d’archivio sono stati illustrati durante un convegno svoltosi a Berna (Svizzera) nel 2008: De Franceschini M. Piante antiche e tecnologie moderne nell'Accademia della Villa Adriana di Tivoli (Roma) in Atti del Convegno Historic Maps and Imagery for Modern Scientific Applications Berna, 28-30 novembre 2008 - HASB 21, 2009 p. 163-175 (http://maps.unibe.ch/2008/data/A4.pdf e http://maps.unibe.ch/2008/conference-programm).

I problemi della gestione dei dati e della loro conservazione sono stati discussi durante un convegno tenutosi a Vienna nel 2009:
Marina De Franceschini "Accademia Pilot Project in Hadrian's Villa near Tivoli (Rome, Italy): problems in archiving ancient and modern data". Presentazione a Vienna (Austria), 14° Workshop Archäologie und Computer 2009. Museen der Stadt Wien, Vienna, 16-18 novembre 2009. (http://www.stadtarchaeologie.at)

Risultato atteso: le future pubblicazioni sull’Accademia (cartacee e on-line) saranno corredate da quest'importante documentazione che per la prima volta sarà riunita tutta insieme, mettendola a disposizione degli studiosi.

Seconda fase - Rilievo delle strutture emergenti e visibili, utilizzando Total Station e Gps, Laser scanner, fotogrammetria.
Il rilievo con Total Station e GPS è stato effettuato durante diverse campagne di misurazione effettuate negli anni 2005, 2006 e 2009. I dati topografici sono stati integrati con l’uso del Laser scanner, che per la prima volta è stato qui impiegato dall’architetto Umberto Pavanello, al quale si deve anche il rilievo topografico.
Attualmente è in corso l’elaborazione dei dati, con la collaborazione dell’architetto Giorgia Andreatta, per realizzare la nuova pianta degli edifici e dell’area circostante. Verranno poi disegnate le sezioni e gli alzati, che finora non erano mai stati rilevati e disegnati, se non parzialmente per il Belvedere, il Tempio di Apollo e l’ambiente ad est di esso.
Sono in programma le ricostruzioni tridimensionali, indispensabili per rendere graficamente in modo efficace i diversi livelli degli edifici e il loro aspetto. Al momento è stata realizzata una prima ricostruzione, limitata alle due strutture più complesse dell’edificio, il Belvedere e al Tempio di Apollo, disegnati da Brigitta Casieri.


Fig. 9 - Il confronto fra le piante di Piranesi, della Salza Prina Ricotti e di Kähler mostra l’errore del doppio corridoio inesistente
Durante il rilievo abbiamo potuto accertare e correggere numerose imprecisioni delle piante antiquarie e moderne. Ad esempio, nella pianta di Piranesi a nord del Tempio di Apollo è disegnato un doppio corridoio molto stretto che in realtà non esiste. L’errore viene ripetuto in tutte le piante successive, inclusa quella della Salza Prina Ricotti del 1982. Non è invece presente nella pianta di Kähler, l’unico ad avere eseguito un rilievo ex-novo senza rielaborare quelli precedenti: egli si accorse dell’errore e lo corresse. (fig. 9, indicati dalle frecce)

Fig. 10 - Uno dei Torrioni del Fosso di Risicoli scoperti durante il nostro rilievo

Abbiamo inoltre scoperto alcune imponenti strutture che non erano mai state rilevate ed erano ignote nella letteratura precedente. Si tratta di una serie di Torrioni (fig. 10) e muri di contenimento alti una quindicina di metri che arginavano la rupe del Fosso di Risicoli. Erano collegati da terrazze pensili panoramiche e dotati di Criptoportici e gallerie sotterranee.
Nelle piante antiquarie queste strutture vengono semplificate, indicandole con una linea retta, e si vede un ambiente circolare (interpretato come ambiente termale per via della sua forma) che nella pianta di Piranesi è circondato da una serie di ambienti rettangolari la cui pianta è in gran parte ipotetica e ricostruita.
I nuovi dati provenienti dal nostro rilievo e soprattutto da quello degli architetti Robert Mangurian e Mary-Ann Ray (fondamentale per ricostruire l’ambiente circolare) hanno mostrato che la situazione reale era completamente diversa.

Risultato atteso:
Abbiamo disegnato una pianta completa e aggiornata dell’Accademia, nel suo attuale stato di conservazione, senza le strutture più o meno ipotetiche aggiunte nelle piante antiquarie. Essa andrà a completare e integrare la recente Pianta del Centenario che non ha rilevato gli edifici al di fuori dell’area demaniale.

Fig. 11 - Il Criptoportico nelle sostruzioni dell’Accademia

Terza fase - rilievo delle strutture non più visibili.
Nelle piante antiquarie - specie quelle di Contini e Piranesi - compaiono diversi ambienti e strutture rase al suolo che attualmente non sono più visibili. In quelle stesse piante è disegnata una rete di gallerie sotterranee di servizio che si estendeva al di sotto dell’Accademia ed area circostante: se ne sa ben poco, perché i cunicoli sono in gran parte interrati e le informazioni delle antiche descrizioni sono piuttosto vaghe e contraddittorie.

Dato che non è possibile effettuare degli scavi, abbiamo utilizzato gli strumenti messi a disposizione dalla Geofisica. E’ importante sottolineare che si tratta di tecniche non invasive e non distruttive, che permettono di ‘vedere’ sotto terra senza bisogno di uno scavo, con notevole risparmio di tempi e di costi.


Fig. 12 - Due delle gallerie sotterranee in parte interrate che abbiamo rilevato con la geofisica
Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui percorsi sotterranei, impiegando la Total station e laser scanner per rilevare le gallerie sotterranee tuttora accessibili.
Non è stato possibile impiegare il magnetometro perché l’area è piena di filo spinato e residui metallici; abbiamo quindi scelto il geo-resistivimetro che è sembrato lo strumento più affidabile. Abbiamo misurato il Criptoportico nelle Sostruzioni dell’Accademia (fig. 11) ed alcuni tunnel sotterranei ad esso collegati.Nel 2007 e 2008 abbiamo eseguito un altro rilievo parziale delle gallerie sotterranee che partono dalla scala presso il portico centrale dell’Accademia (fig. 12), per la tesi di Master in Geotecnologie dell’archeologa Anna Maria Marras. Gli strumenti sono stati messi a disposizione dal Centro di Geotecnologie di San Giovanni Valdarno dell’Università degli Studi di Siena, grazie al prof. Fabio Mantovani e alla dott.ssa Marta Bottacchi (fig. 13).

Fig. 13 - il Geo-resistivimetro che abbiamo usato durante il nostro riievo geofisico dei corridoi sotterranei

Abbiamo calibrato gli strumenti partendo dalla parte nota e accessibile del cunicolo sotterraneo che si trova vicino al portico centrale dell’Accademia, e in seguito abbiamo potuto rilevare l’andamento del tratto interrato e non più accessibile, che coincide in buona parte con le indicazioni delle piante antiquarie di Piranesi.

I primi risultati di questo lavoro sono stati presentati in un poster al XVII Convegno AIAC nel settembre 2008 (Meetings between Cultures in the ancient Mediterranean. XVII International Congress of Classical Archaeology, september 22-26th, 2008) e sono stati pubblicati nei Fasti Online: http://www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2009-155.pdf
ed anche durante un convegno a Vienna (Austria): De Franceschini M. - Marras A.M. "New Discoveries with Geophysics at Hadrian's Villa near Tivoli, Rome (Italy)". Presentazione a Vienna (Austria), European Geosciensces Union - General Assembly 2009. Gi9 - Near surface geophysics for the study and the management of historical resources: past, present and future, Vienna, 23 aprile 2009. (http://www.adv-geosci.net/24/3/2010/adgeo-24-3-2010.pdf)

Nel 2010 su cortese invito della Soprintendente ai Beni Archeologici del Lazio, dott.ssa Marina Sapelli Ragni, abbiamo preso parte alla Mostra tenuta nell’Antiquarium del Canopo a Villa Adriana: Villa Adriana. Una storia mai finita, pubblicando una presentazione sullo stesso argomento nel catalogo: De Franceschini M. - Marras A.M. “La riscoperta dei percorsi sotterranei dell’Accademia mediante indagini geofisiche” in Villa Adriana. Una storia mai finita. Novità e prospettive della ricerca. Catalogo della mostra nell’Antiquarium del Canopo di villa Adriana 1 aprile-1 novembre 2010, Roma 2010 pp. 105-112

Col geo-resistivimetro ci proponiamo di indagare per ricostruire il tracciato delle altre gallerie sotterranee sepolte e ormai inagibili che passavano sotto l’Accademia, ed erano collegate al Criptoportico nelle Sostruzioni e ai cunicoli che abbiamo già potuto esplorare.

Fig. 14 - Una delle gallerie sotterranee del Grande Trapezio, alte e larghe 5 metri, destinate al traffico dei carri con gli approvvigionamenti.
Fotografia di Francesco Lerteri
E’ nostra intenzione ricostruire il percorso interrato di altri tunnel sotterranei diretti ai Torrioni del Fosso di Risicoli che abbiamo identificato durante le nostre ricognizioni e sono totalmente sconosciuti nella precedente letteratura; sono disegnati solamente nella pianta di Contini del 1668 (vedi sopra fig. 7).
La Geofisica verrà impiegata per studiare i percorsi sotterranei sepolti che collegavano Roccabruna all’Accademia: sono noti dalle fonti e dalle piante antiche (Contini 1668, Piranesi 1781), ma non sono mai stati indagati. Solo una piccola parte di questi corridoi, visibile presso il Ninfeo sopra al Canopo è stata recentemente esplorata da Marina De Franceschini assieme agli Speleologi dell’Associazione Sotterranei di Roma, guidata da Marco Placidi e Vittoria Fresi (http://www.sotterraneidiroma.it/index.php?v=espd), che da tempo collaborano con la Soprintendenza del Lazio con la supervisione della dott.ssa Benedetta Adembri.

La Spianata dell’Accademia include la parte meridionale di Villa Adriana dove si trova il Grande Trapezio (fig. 14), una straordinaria serie di gallerie sotterranee alte quasi cinque metri e larghe altrettanto, destinate ai carri che portavano gli approvvigionamenti; in tal modo il traffico e il rumore venivano nascosti sotto terra. Le gallerie sono state in parte rilevate dagli architetti americani Robert Mangurian e Mary-Ann Ray, che mi hanno generosamente dato la loro documentazione inedita. Lo studio più recente, molto accurato, è stato pubblicato da Jens Köhler (vedi Bibliografia) con una pianta aggiornata e quotata.
Sono ancora da chiarire i collegamenti di questo sistema viario con gli altri percorsi sotterranei della Villa; tre corridoi secondari, più stretti, lo collegavano con l’Accademia, la Mimizia e col teatro dell’Odeon.

Per quanto riguarda le altre strutture sepolte, ci proponiamo di indagare i ‘giardini segreti’ dell’Accademia, cioè il portico centrale e la cosiddetta Zooteca, per accertare l’esistenza di bacini d’acqua al loro interno. Lo stesso vale per le grandi Spianate artificiali dell’Accademia e del Pretorio, della cui sistemazione originale non si sa assolutamente nulla: sarebbe importante poter ricostruire il paesaggio antico.

Risultato atteso: ricostruzione della rete dei percorsi sotterranei, identificazione di bacini d’acqua e condutture idriche, ricostruzione dei giardini e del paesaggio antico.

Quarta fase - Remote sensing e Lidar.

Fig. 15 - Roccabruna, facciata est

Fig. 16 - Roccabruna, sala circolare all’interno coperta da una cupola

Fig. 17 - Accademia, portico interno: il “Giardino segreto”
Per integrare i dati raccolti con le ricognizioni geofisiche, è nostra intenzione effettuare una ricognizione aerea della zona (vedi sopra plastico fig. 1) con foto aeree (infrarosso, iperspettrali) e utilizzando il Lidar (Laser scanner aereo). Queste tecniche permettono di ‘vedere’ sotto il manto vegetale identificando le strutture nascoste: la vegetazione viene ‘eliminata’ durante l’elaborazione dei dati al computer, usando speciali algoritmi. Queste tecniche non sono mai state applicate in un sito complesso come Villa Adriana.
Dato che l’interramento medio dell’edificio dell’Accademia va dai 30 ai 70 cm., la fotografia aerea all’infrarosso dovrebbe dare buoni risultati, permettendo di vedere in traccia le strutture sepolte. Ciò è particolarmente importante per lo studio dei ‘giardini segreti’ interni agli edifici.
Il Lidar è particolarmente indicato per rilevare i Torrioni della rupe del Fosso di Risicoli (vedi sopra fig. 10), che sono nascosti da una folta vegetazione e di difficile accesso. Parte dei Torrioni è crollata, si vedono ancora dei grossi frammenti murari alla base della rupe, e con il Lidar si potrebbe evidenziare molto meglio l’andamento del crollo ed i suoi resti.
In altre occasioni il Lidar si è dimostrato efficace per ricostruire il tracciato delle antiche strade e l’orografia originale del terreno: può servire a scoprire la continuazione del percorso basolato di accesso alla Villa che è stato messo in luce nel 2000 presso il Pecile, e probabilmente proseguiva verso l’Accademia lungo il Fosso di Risicoli.
L’area oggetto di studio comprende le grandi Spianate artificiali dell’Accademia e del Pretorio, lunghe rispettivamente 600 e 350 metri, che non sono mai state indagate né scavate. Nulla si conosce della loro antica sistemazione (si favoleggia che fossero boschi dove Adriano andava a caccia), e il loro studio rientra nell’ambito disciplinare dell’archeologia del paesaggio antico.
Come nel caso della Geofisica, il Remote Sensing impiega tecniche non invasive, che permettono di raccogliere nuovi dati senza bisogno di uno scavo; questa fase del progetto non ha ancora avuto inizio.

Risultato atteso: scoperta di nuove strutture coperte dalla vegetazione e miglior conoscenza di quelle già identificate durante la nostra ricognizione. Ricostruzione del paesaggio antico.

Quinta fase - Elaborazione, disseminazione e pubblicazione dei dati.

Fig. 18 - Accademia, ingresso al Tempio di Apollo da nord-ovest
Disponendo di una grande mole di dati, li stiamo elaborando per metterli a disposizione degli altri studiosi. E' in corso di preparazione una serie di volumi sull’Accademia, per disseminare i risultati del nostro lavoro, sia su carta che on-line sul Web.

Vi sarà una descrizione generale dell’area e dei suoi edifici, che a grandi linee seguirà questo schema:
  1. Le Spianate dell’Accademia e del Pretorio con relativi muri di contenimento.
  2. I principali edifici: Roccabruna (fig. 15-16), Accademia (fig. 17-18), la cosiddetta ‘Mimizia’ (fig. 19), e il teatro dell'Odeon (fig. 20).

  3. Fig. 19 - La cosiddetta Mimizia, ambiente interno
  4. I percorsi sotterranei che collegavano Roccabruna, Accademia e Grande Trapezio.
  5. I ninfei e gli impianti idrici: il Ninfeo della Spianata del Pretorio (fig. 21), la Grotta degli Inferi (figg. 22-23).

Fig. 20 - Teatro detto Odeon, porticus posta scaenam

La pubblicazione dei singoli edifici comprenderà un sommario delle precedenti pubblicazioni e descrizioni, le informazioni disponibili sugli scavi e gli studi passati, un catalogo ed un confronto fra le piante antiche e moderne e una scelta della documentazione grafica più significativa (incisioni, disegni, fotografie d’epoca). Questi dati verranno analizzati e confrontati con quelli provenienti dal nostro rilievo e dai rilievi inediti degli studiosi tedeschi ed americani (Rakob, Mangurian-Ray).

Sono previste schede dettagliate ambiente per ambiente, che permetteranno di avere un quadro aggiornato delle caratteristiche del monumento e del suo stato di conservazione.
Pubblicheremo le piante aggiornate degli edifici, disegnando sezioni ed alzati, e ricostruzioni 3D che sono l’unico modo efficace di illustrare i diversi livelli degli edifici, con i piani superiori e le strutture sotterranee.

Fig. 21 - Ninfeo della Spianata del Pretorio, uno dei pilastri superstiti

Fig. 22 - la valletta e la Grotta degli Inferi

Verrà creata una pianta diacronica con le fasi costruttive del sito, e una serie di piante tematiche con le tecniche costruttive, i pavimenti, i rivestimenti parietali, o ancora il luogo di rinvenimento delle numerose e splendide sculture.


Fig. 23 - la Grotta degli Inferi
I dati ottenuti durante il nostro rilievo verranno raccolti in un data-base in ambiente GIS. Ciò significa che ‘cliccando’ su un determinato ambiente (in una pianta generale o su una fotografia) sarà possibile avere accesso a tutte le informazioni che lo riguardano. I dati verranno messi a disposizione degli studiosi, ai fini dell’insegnamento, della conservazione e della conoscenza, con un sistema “user friendly” cioè di facile accesso e consultazione.

Risultato atteso: il database GIS sarà uno strumento utile per la competente Soprintendenza Archeologica del Lazio ai fini della tutela del monumento: disporrà un rilievo aggiornato dello stato di conservazione, indispensabile per programmare eventuali interventi di manutenzione, restauro e consolidamento.

La ricostruzione tridimensionale permetterà inoltre di completare idealmente la visita della Villa Adriana, effettuando una visita ‘virtuale’ dell’Accademia che, essendo situata in proprietà privata, non è aperta al pubblico.


©mdf2010 Marina De Franceschini