Breve storia della Villa e degli scavi


Una delle Cariatidi che fiancheggiano il bacino del Canopo
La Villa Adriana di Tivoli fu costruita a partire dal 117 d.C. dall'imperatore Adriano come sua residenza imperiale lontana da Roma, ed è la più importante e complessa Villa a noi rimasta dell'antichità romana, essendo vasta come e più di Pompei (almeno 80 ettari).

   Entrata nel novero dei Monumenti Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco nel 1999, Villa Adriana condivide con molti altri celebri siti archeologici il paradosso di essere nota e scavata da più di cinquecento anni, pur rimanendo in gran parte sconosciuta nella sua sostanza.

   Villa Adriana visse fino alla tarda antichità e, dopo esser stata saccheggiata da Totila, conobbe lunghi secoli di oblio, durante i quali divenne "Tivoli Vecchio", ridotta a cava di mattoni e di marmi per la vicina città di Tivoli, importante sede vescovile. Alla fine del Quattrocento, Biondo Flavio la identificò nuovamente come la Villa dell'Imperatore Adriano di cui parlava l'Historia Augusta, e nello stesso periodo Papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all'Odeon, durante i quali vennero scoperte le statue di Muse sedute attualmente al Museo del Prado di Madrid. La sua fama fu consacrata da Papa Pio II Piccolomini, che la visitò e descrisse nei suoi Commentarii.


Durante il primo scavo all'Odeon si rinvennero diverse statue di Muse sedute, oggi al Museo del Prado di Madrid
   A partire dal Cinquecento, Villa Adriana divenne oggetto di innumerevoli scavi tutti volti alla scoperta di tesori - soprattutto statue e mosaici - che erano preda ambita dei grandi collezionisti di antichità, dapprima Papi e Cardinali, ed in seguito nobili romani ed europei, soprattutto inglesi.

   I primi scavi su vasta scala risalgono a metà del Cinquecento, e furono patrocinati da Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia, a quel tempo Governatore di Tivoli. Egli si avvalse dell'opera del grande architetto ed antiquario Pirro Ligorio, il quale progettò e realizzò per lui la splendida Villa d'Este di Tivoli, trasformando l'antico Palazzo Vescovile in un luogo di delizie rinascimentale, con la spesa di oltre un milione di scudi d'oro - cifra sbalorditiva in ogni epoca.

   Pirro Ligorio scavò in vari punti di Villa Adriana alla ricerca di statue e marmi con cui decorare la Villa d'Este, ed ha lasciato tre preziosi Codici nei quali racconta delle sue esplorazioni e descrive le sue scoperte, inframmezzandole con leggende e 'quadri di vita' degli antichi romani. I Codici ligoriani divennero una delle letture più ricercate dei grandi Mecenati del Rinascimento, e contribuirono non poco a diffondere la fama della Villa di Adriano a Tivoli e della sua bellezza, e le leggende sui suoi tesori inestimabili. Gli scavi si moltiplicarono.


Le celebri statue dei Centauri in marmo bigio, di Aristeas e Papias, furono rinvenute nel 1737 dal Cardinale Furietti allčAccademia, e si trovano oggi nei Musei Capitolini di Roma
   Nel Seicento a Villa Adriana operò una miriade di piccoli scavatori privati, e fu particolarmente attiva la famiglia Bulgarini, ancor oggi proprietaria dell'Accademia nella parte alta della Villa. Il Cardinal Bulgarini scoprì nell'Accademia i Candelabri Barberini, oggi conservati nei Musei Vaticani. Nel Settecento Simplicio Bulgarini concesse il permesso di scavare al Cardinal Alessandro Furietti, che rinvenne nel Padiglione dell'Accademia le celebri statue dei Centauri di Aristeas e Papias e del Fauno Rosso oggi conservate nel Museo Capitolino. Nel corso del Settecento, Villa Adriana divenne in gran parte proprietà del conte Fede, che fece piantare i meravigliosi cipressi che si vedono ancor oggi e scavò attivamente alla ricerca di nuove statue per la sua collezione, poi dispersa alla sua morte. Villa Adriana divenne in quell'epoca una tappa fondamentale del Grand Tour dei ricchissimi nobili inglesi, disposti a spendere qualsiasi cifra pur di esibire nelle loro dimore statue o vasi provenienti dalla Villa, come preziosi trofei di viaggio. Particolarmente attivo fu Gavin Hamilton, antiquario inglese e mercante d'arte, assieme al tivolese Domenico De Angelis: il loro scavo al Pantanello rinvenne un'enorme quantità di sculture.


Splendidi frammenti della decorazione in stucco di una delle volte delle Grandi Terme. Nel Settecento e ottocento, i nobili inglesi che visitavano la Villa durante il Grand Tour, sparavano agli stucchi per farli cadere e procurarsi qualche souvenir del viaggio
   Solo a fine Ottocento, dopo vari passaggi di proprietà e frazionamenti, Villa Adriana fu in parte acquistata dal Regno d'Italia, che vi iniziò i primi lavori di restauro. (Per una storia dettagliata degli scavi vedere in Bibliografia Gusman 1904, Winnefeld 1895, De Franceschini 1991, Guidobaldi 1994, MacDonald-Pinto 1995)

   A Villa Adriana non è mai stato fatto uno scavo stratigrafico, ma sempre scavi antiquari alla ricerca di tesori, oppure - più recentemente - sondaggi parziali e limitati o grandi sbancamenti di pulizia. Non sappiamo nulla, quindi, dei materiali rinvenuti, ignoriamo le fasi del declino e dell'abbandono della Villa, pur intuibili da rozzi rattoppi e modifiche. La maggior parte delle statue e dei mosaici rinvenuti ha solo una generica attribuzione alla Villa, e di rado si conosce il punto esatto del rinvenimento. Altri reperti di cui abbiamo notizia sono andati dispersi e non se ne sa più nulla. In materia di scultura vi è ancora un enorme lavoro da fare.