Architettura ed immagine

    Villa Adriana è una delle più alte e complesse attestazioni del genio costruttivo dei Romani. E’ un campionario completo di ‘invenzioni’ architettoniche, dalla forma delle coperture a quella degli edifici, che non seguivano simmetrie rigide ma erano concepiti per stupire, creando visuali e prospettive a sorpresa, e seguivano o dominavano l’orografia naturale del terreno.

    La Villa è uno dei più notevoli esempi rimasti di palazzo imperiale e dinastico. I più antichi edifici di questo genere ci sono noti soltanto dalle descrizioni delle fonti antiche: si tratta dei leggendari palazzi dei re persiani, immersi nella vegetazione lussureggiante di fantastici giardini-paradisi. Da essi derivarono i palazzi dei dinasti ellenistici, a loro volta punto di partenza di una tradizione costruttiva imperiale fatta di magnificenza, enormi dimensioni, architettura monumentale e scenografica.

    Quando Roma divenne la maggiore potenza del Mediterraneo e conquistò la Grecia, i romani rimasero abbagliati dal lusso e dalla bellezza dell’arte greca ed ellenistica. Accanto alle regge nacquero le ville: Augusto ebbe la prima villa imperiale a Prima Porta, vicino Roma; Nerone costruì una villa nel cuore stesso della città, la Domus Aurea, e un’altra a Subiaco, dotata di un lago artificiale. Domiziano costruì magnifiche ville a Castelgandolfo e Sabaudia, poco lontano da Roma. Anche Traiano ebbe una villa ad Arcinazzo, e così via. La villa di lusso situata al centro di una vasta tenuta divenne un ’must’ per ogni imperatore romano.

    In epoca ellenistica e poi romana si afferma e trionfa una iconografia del potere ben definita, un’immagine che concerneva non solo il modo in cui l’imperatore si vestiva o le cerimonie a cui prendeva parte, ma includeva i palazzi in cui egli viveva.

Villa Adriana era concepita come una fortezza, circondata da alte mura come queste visibili nei pressi della Palestra
In queste residenze imperiali, come ha osservato il prof. Eugenio La Rocca, il lusso era espressione stessa del potere. Villa Adriana è uno degli esempi più significativi di questa concezione: la sua stessa estensione parla da sola, assieme alla sua complessità, al grande numero di differenti livelli ed orientamenti, alle forme bizzarre e grandiose degli edifici. E, soprattutto, si esprime nella magnificenza della decorazione, con i marmi preziosi fatti venire da cave di tutto il Mediterraneo, con le statue, i fregi, gli affreschi e i mosaici; ed ancora nei giardini chiusi e interni, nelle vaste spianate artificiali. Un enorme parco-giardino circondava i diversi padiglioni, le cui forme architettoniche si riflettevano in spettacolari bacini d’acqua.

    Oltre al lusso, la sicurezza era fra le priorità nella costruzione della Villa. E’ completamente falso che Villa Adriana non avesse difese perché nessuno avrebbe osato attentare alla vita dell’imperatore, tutt’altro. Camminando intorno alle sue rovine, è evidente che essa fu costruita come una fortezza, con alte mura come le Cento Camerelle oppure i muraglioni di contenimento vicino alla Palestra e alla Valle di Tempe, o ancora il grande muro di contenimento sul versante occidentale, che corre per centinaia di metri da Roccabruna all’Accademia.


Le alte mura sul lato occidentale delle Cento Camerelle
    Vi era un numero limitato di vie d’accesso, costantemente e severamente sorvegliate; all’interno della Villa estisteva poi una serie di passaggi e di punti di accesso obbligati che collegavano un livello all’altro ed un quartiere all’altro. Studiando questi punti d’accesso è possibile identificare una parte pubblica della Villa - completamente separata dalla sua parte privata - e si possono distinguere tre livelli gerarchici: i quartieri nobili imperiali, i quartieri secondari ed infine i quartieri servili.

    Molto poco è rimasto della lussuosa decorazione della Villa, dopo secoli di scavi di rapina e di metodica spoliazione. Di conseguenza il visitatore di oggi non si rende conto che la Villa era quasi interamente pavimentata con magnifici pavimenti in marmo (opus sectile), e che le pareti erano completamente rivestite da pannelli di marmo che arrivavano al soffitto. Nel corso dei secoli, tutti i marmi vennero meticolosamente asportati e bruciati per farne calce, quindi sopravvivono pochissimi frammenti.

    L’opus sectile era il segno distintivo della presenza dell’imperatore, specie quando veniva impiegato il porfido rosso, la pietra imperiale per eccellenza, che alludeva al color porpora, altro segno del poter imperiale. Nei più imponenti edifici della Villa assieme ai marmi preziosi si sono rinvenuti splendidi pannelli in mosaico minuto (con tessere di 1-2 mm.) detti vermiculata.

I pavimenti in opus sectile impiegavano una grande varietà di marmi preziosi, provenienti dalle cave di tutto il Mediterraneo. Questo, che si trova nelle Piccole Terme, è uno dei più colorati.
Questi tipi di pavimento compaiono solo negli edifici nobili della Villa, riservati all’imperatore, accanto al rivestimento marmoreo alle pareti.

    I mosaici bianco neri, infinitamente meno preziosi, con piacevoli disegni vegetali come quelli degli Hospitalia, o semplici disegni geometrici, erano invece impiegati negli edifici secondari che avevano una collocazione defilata e dimensioni più contenute, ed erano usati dal personale di rango; come rivestimento parietale vi erano solo affreschi.

    Vi era infine un terzo livello gerarchico nell’uso dei pavimenti: i quartieri servili, che avevano pavimenti rustici in cocciopesto o opus spicatum, come si può vedere nella Caserma dei Vigili o nelle Cento Camerelle (per una più ampia discussione sulle gerarchie decorative vedi M. De Franceschini, Villa Adriana. Mosaici pavimenti, edifici; Roma 1991, Conclusioni, p. 619-630)

    Le rovine della Villa, ancora così imponenti dopo quasi due millenni, hanno affascinato gli architetti e gli artisti di tutte le epoche, che qui sono venuti alla ricerca di ispirazione, per copiarne le forme o carpire i segreti tecnici di tanta solidità. Villa Adriana fu visitata da Andrea Palladio, da Raffaello, Michelangelo, Leonardo, e poi ancora da Borrormini, Piranesi, Canova, e da Quarenghi che divenne l’architetto di Caterina di Russia. Antonio da Sangallo, Pier Leone Ghezzi, Giovanni da Udine e moltissimi altri artisti ci hanno lasciato schizzi e disegni delle sue rovine, ed hanno cercato di ricostruire le piante dei suoi edifici più singolari come il Canopo o il Teatro Marittimo.

    Il gran numero di illustri visitatori dimostra che Villa Adriana non fu solo uno dei momenti culminanti dell’architettura romana, ma anche modello e l’archetipo della grande architettura del Rinascimento, specie quella delle Ville. Non è certamente un caso che una delle prime e più antiche ville rinascimentali, la Villa d’Este, sia stata costruita nella vicina Tivoli. Come non è un caso che nel periodo storico che vide la riscoperta dell’antichità e dell’arte classica, il linguaggio architettonico ed artistico romano appreso a Villa Adriana sia stato riadoperato e reinterpretato in nuovi palazzi e ville, appartenute alle più importanti famiglie legate alla nobiltà e alla Chiesa. Il concetto di villa come immagine ed espressione di potere e di ricchezza trovò nuova vita in queste prestigiose residenze di campagna.