Itinerario di visita

Sezione 2 - Quartieri centrali imperiali



(Accesso rapido: fare clic sulla mappa o sul nome dell'edificio di interesse)


20
21
22
22a
23
24
25
26
27
28


- Edificio con Tre Esedre
- Ninfeo Stadio
- Edificio con Peschiera
- Caserma dei Vigili
- Quadriportico
- Piccole Terme
- Vestibolo
- Grandi Terme
- Pretorio
- Canopo
(i numeri nel testo si riferiscono alla piantina)


   


L'Edificio con Tre Esedre. Veduta assiale da ovest verso est: in primo piano una delle Esedre, sullo sfondo l'Edificio con Criptoportico e Peschiera.
Ritornando nel Pecile, che era un edificio di smistamento, si trova l'accesso ad un altro gruppo di edifici che può essere identificato come la Residenza imperiale vera e propria all'interno della Villa (n. 20-24), per i suoi caratteri di monumentalità, per la preziosità delle decorazoni pavimentali e parietali, esclusivamente in marmo, e perché i vari edifici che la compongono riproducono gli elementi fondamentali della casa o domus romana. (Per una discussione in proposito, vedi De Franceschini 1991, p. 541-546).
L'ingresso monumentale di tale complesso è costituito dall'Edificio con Tre Esedre (n. 20), decorato da una grande fontana che richiama per la presenza dell'acqua gli atri con impluvium delle antiche domus romane. L'edificio aveva un portico centrale quadrangolare, sul quale si aprivano tre cortili absidati decorati da fontane, alle spalle dei quali erano altrettanti portici semicircolari. Dal cortile orientale si poteva accedere all'edificio vero e proprio. Sulle pareti della sua sala principale sono rimasti i segni di quelli che probabilmente erano grandi bassorlievi marmorei. Da qui si ha una visione prospettica del resto del complesso fino al cosiddetto Edificio con Peschiera (n. 22); come si è visto in altri quartieri della Villa, anche qui non vi era passaggio diretto da un edificio all'altro, ma un percorso tortuoso che passava attraverso gli ambienti laterali, in modo da creare un filtro di sicurezza.

Il ninfeo Stadio visto dall'alto. Sullo sfondo si vede il Ninfeo semicircolare con gradoni per l'acqua.

Fra i due edifici citati si interponeva un vasto spazio sistemato a giardino con ninfei e un Triclinio all'aperto che viene detto Ninfeo Stadio (n. 21). Era formato da tre cortili porticati: quello centrale si interponeva fra Edificio con Tre Esedre (n. 20) e l'Edificio con Peschiera (n. 22), e li collegava con due porticati. Il cortile situato più a nord aveva in fondo tre ambienti preceduti da un giardino con tre vasche per l'acqua. L'ambiente assiale centrale era absidato, mentre quello situato nell'angolo nord-est, nel quale si conservano resti di affreschi e del pavimento in opus sectile, dava accesso ad un corridoio di servizio che collegava quest'area con il Pecile (n. 16) e con la Sala dei Filosofi (n. 17), nonché con le Terme con Heliocaminus (n. 19). Il terzo cortile, infine, era situato sul lato meridionale del complesso, e terminava ad abside in corrispondenza di un grande Ninfeo semicircolare a gradoni, analogo a quello visto nel Palazzo Imperiale (n. 12). Tale Ninfeo era preceduto da una sala rettangolare la cui copertura era sostenuta da un colonnato aperto, circondata da canali in cui scorreva l'acqua. Si trattava evidentemente di un Triclinio estivo, che trova confronti in monumenti dell'antichità romana come l'Auditorium di Mecenate o la

La grande piscina o natatio dell'Edificio con Peschiera. Nelle nicchie erano sistemate statue asportate nell'antichità.
Voliera di Varrone. La forma stretta ed allungata del Ninfeo Stadio richiama quella di strutture analoghe presenti nei Palazzi imperiali del Palatino a Roma o nella villa imperiale di Domiziano a Castelgandolfo. Non si trattava di veri e propri "stadi", ma di giardini interni con quella tipica forma di stadio, che facevano parte dell'iconografia architettonica imperiale (vedi in proposito De Franceschini 1991 p. 510). I pavimenti erano tutti in opus sectile. Il complesso è stato studiato e pubblicato in modo esemplare da Hoffman (vedi Hoffmann 1980).

Uno dei quattro corridoi del Criptoportico sotto all'Edificio con Peschiera. In estate era un luogo fresco per passeggiare, illuminato da aperture nella volta.

Sul lato est del Ninfeo Stadio si staglia in grande altezza l'Edificio con Peschiera (n. 22) dotato di impianto di riscaldamento per l'inverno, il che di per sé indica, accanto alla preziosità della decorazione, che era destinato all'Imperatore. L'edificio raccordava due diversi livelli della villa, quello più basso corrispondente all'ingresso ed al Pecile, e quello più alto corrispondente al Palazzo Imperiale. Per raccordare i livelli fu necessario costruire tre piani. Quello più in basso costeggiava il Ninfeo Stadio e aveva una serie di vasti ambienti collegati da un corridoio. Un'ampia scala saliva al piano intermedio che fungeva da podio o basis villae per il piano soprastante, ed era costituito da uno spettacolare Criptoportico sotterraneo a quattro bracci.

La Caserma dei Vigili, uno degli edifici di servizio meglio conservati della Villa. Analoga a quella di Ostia, aveva i piani superiori accessibili mediante ballatoi in legno.
Sulle volte si conservano alcuni resti degli affreschi e, soprattutto, si possono ancora leggere le firme degli antichi visitatori, da Piranesi a Quarenghi che, dato l'interramento della struttura nella loro epoca, vi strisciavano carponi e lasciavano le loro scritte sulla sommità della volta. Il piano superiore, infine, è caratterizzato da vastissimi ambienti che si affacciavano sul panorama sottostante, che spaziava fino a Roccabruna e Tivoli. L'edificio era interamente pavimentato in opus sectile di marmi preziosi; alle pareti si vedono le tracce del rivestimento marmoreo a grandi riquadri che arrivava fino al soffitto. Sul lato est, in corrispondenza del sottostante Criptoportico, un portico interno circondava un giardino pensile scoperto, decorato da una grande Peschiera, con nicchie per le statue. Da qui si poteva uscire, e un serie di percorsi portavano al Palazzo Imperiale (n. 12) o a Piazza d'Oro (n. 15).
Poco lontano sorgeva la Caserma dei Vigili (n. 22a), di forma squadrata, che era un edificio di servizio piuttosto ben conservato, con cortile interno e ballatoi ai quali si doveva accedere con scale in legno. Era dotato di una latrina a più posti (tipica degli edifici servili o secondari), pavimentato in opus spicatum, ed era situato in posizione centrale e 'strategica'. Vi abitavano gli schiavi e probabilmente anche i vigili del fuoco, dato che gli incendi erano un pericolo costante. La struttura è analoga a quella della Caserma dei Vigili di Ostia.
Nel complesso della Residenza Imperiale si è identificato l'ingresso monumentale, costituito dall'Edificio con Tre Esedre (n. 20), il giardino interno con Triclinio estivo, formato dal Ninfeo Stadio (n. 21) e poi il Palazzo vero e proprio, dotato anche di riscaldamento invernale, identificato nell'Edificio con Peschiera (n. 22). Non poteva mancare un edificio termale, che è stato identificato nelle Piccole Terme (n. 24), raccordate dal Quadriportico (n. 23) a tutti gli altri edifici (vedi De Franceschini 1991, p. 541-546).

Il Quadriportico, che legava le Piccole Terme con il resto della Residenza Imperiale. E' decorato da un Ninfeo ereditato dalla preesistente Villa repubblicana.

L'interno della Sala Ottagona delle Piccole Terme, uno dei capolavori di statica dell'architettura adrianea.

Il Quadriportico (n. 23) venne ricavato nell'angolo formato dal Ninfeo Stadio e dall'Edificio con Tre Esedre, ed era un giardino quadrangolare circondato da portici; il suo lato meridionale era decorato da un antico ninfeo repubblicano, che aveva un muro ad andamento rettilineo e curvo, decorato da nicchie, ereditato dalla preesistente villa. Mediante una piccola porta (uno dei tanti ingressi dissimulati) si entrava nelle Piccole Terme (n. 24), che per la loro complessità architettonica e ricca decorazione erano la Terma del Palazzo dell'Imperatore.
Si tratta di uno degli edifici più complessi e spettacolari della Villa, concepito come un labirinto con assi prospettici divergenti e fughe di sale. Le Piccole Terme costituiscono un 'campionario' di coperture elaborate e multiformi, di cui l'esempio più celebre è la cosiddetta Sala Ottagona, un vero capolavoro di statica. I suoi otto lati erano alternativamente rettilinei e convessi, e sostevano una cupola in calcestruzzo a pianta circolare, con oculo centrale. Lungo il lato orientale della Terma si è messo in luce un cortile rettangolare circondato su tre lati da un portico, interpretato come Palestra. Da esso si entrava nel frigidarium, di forma ovale, fiancheggiato da due vasche absidate per l'acqua fredda accessibili mediante gradini. Vi era un ambiente circolare fortemente riscaldato (sudatio) attiguo ad una grande piscina per l'acqua calda. La decorazione in marmo è conservata in alcuni fra i più bei pavimenti in opus sectile della Villa e le pareti conservano le tracce del rivestimento marmoreo che arrivava fino al soffitto. Il complesso non è mai stato studiato in modo approfondito, nonostante l'eccezionalità delle sue strutture.


Le Grandi Terme, pavimentate con semplice mosaico bianco nero, erano destinate al personale di servizio della Villa.
Accanto alle Piccole Terme sorgevano le Grandi Terme (n. 26), spartanamente decorate con semplici mosaici bianchi e neri, e destinate al personale della Villa. Alcuni studiosi ritengono che le Piccole Terme fossero destinate alla donne e le Grandi Terme agli uomini. In realtà, gli utenti si differenziavano per rango, non per sesso, come dimostra la diversa qualità della decorazione: il lussuoso opus sectile delle Piccole Terme indica che facevano parte dei quartieri nobili imperiali. Il semplice mosaico bianco nero, analogo a quello degli Hospitalia, indica che le Grandi Terme facevano parte dei quartieri secondari, destinati al personale di rango (e sembra che la loro costruzione non sia mai stata ultimata). Le Grandi Terme, inoltre, erano inserite in un sistema di accessi e percorsi che le isolava totalmente dagli edifici circostanti: un criptoportico infatti le costeggiava ad est, e permetteva a chi provenisse dalle Piccole Terme o dall'Edificio con Peschiera di raggiungere il Padiglione del Pretorio ed anche il Canopo senza doverle attraversare. Le Piccole Terme, invece, erano collegate da un ampio Criptoportico e da una scalinata con il livello superiore della Villa, sia con l'Edificio con Criptoportico e Peschiera da una parte che con il Padiglione del Pretorio (n. 27) dall'altra.
Il Vestibolo (n. 25) era un edificio di smistamento che regolava l'accesso ai vari quartieri della villa. Sul suo lato settentrionale era una gradinata alla quale arrivava la via d'accesso principale in forma di anelo basolato. Al suo interno erano vari cortili porticati circondati da ambienti. Uscendo sul lato nord si poteva andare in direzione del Pecile. Proseguendo verso est si andava verso le Piccole Terme ed il Criptoportico, che a sua volta aveva scale che salivano all'Edificio con Peschiera e al Padiglione del Pretorio. Infine uscendo verso ovest ci si dirigeva verso il Canopo. L'edificio è pavimentato in opus sectile con mosaico nei portici. Solo in anni recenti la sua parte occidentale, un tempo occultata da un vero e proprio bosco, è stato ripulita e messa in luce.


Le Sostruzioni del Pretorio arginavano la collina ad est del Canopo. Al piano superiore era un Padiglione panoramico dal quale la vista spaziava sull'intera Villa.
Le Sostruzioni del Pretorio (n. 27) hanno una struttura analoga a quella delle Cento Camerelle, con ambienti alti e voltati che arginavano il fianco della collina e contemporaneamente sostenevano un piano superiore. Là si trovava il Padiglione del Pretorio dal quale si godeva il panorama sulla campagna circostante. Il Padiglione panoramico, pavimentato in opus sectile e con tracce di rivestimento marmoreo alle pareti, faceva parte dei quartieri imperiali ed aveva caratteristiche analoghe al Padiglione di Tempe. La zona alle sue spalle, nella quale Canina a metà Ottocento ipotizzava la presenza addirittura di un Ippodromo, non è mai stata esplorata.
Ai piedi delle Sostruzioni del Pretorio, nell'area fra esse e le Grandi Terme si sono rinvenuti i resti di un piccolo edificio e moltissimi scarti di lavorazione del marmo, ragion per cui si pensa che qui fossero i quartieri servili con le officine per la lavorazione del marmo della Villa.

A ovest del Pretorio si accedeva ad uno degli edifici più celebri e fotografati della Villa, il Canopo (n. 28). Fu scavato nel Settecento dai Gesuiti, che rinvennero sculture di soggetto egizio, e poi negli anni Cinquanta da Aurigemma, che scoprì numerose statue fra cui quelle delle Cariatidi copiate dall'Eretteo di Atene. Sfortunatamente, lo scavo Aurigemma trascurò completamente lo studio della stratigrafia, e le sue pubblicazioni si occupano quasi esclusivamente delle numerose sculture rinvenute, fra cui le copie delle Cariatidi dell'Eretteo di Atene.

Il Canopo con il lungo bacino decorato da statue, colonnati e pergole, è uno dei complessi più celebri e suggestivi della Villa Adriana.
Il Canopo è formato da un lungo bacino d'acqua fiancheggiato da pergolati che terminavano in un monumentale edificio concepito come una grotta a conchiglia, decorata da nicchie, fontane e giochi d'acqua. Le pareti erano rivestite di marmi, la semicupola era decorata da mosaico. Al centro era un bancone semicircolare che serviva come stibadio, cioè come letto per i commensali, in quanto l'edificio era uno spettacolare triclinio estivo all'aperto. Al centro della semicupola si apriva una specie di antro che si addentrava nella montagna, decorato da nicchie da cui sgorgavano getti d'acqua che si raccoglievano in una vasca sottostante, dalla quale poi tracimava per scorrere in una serie di canali tutto intorno al letto triclinare. Nel retro dell'edificio erano vari ambienti pavimentati in opus sectile e due piccole latrine singole; inoltre vi era sul lato ovest un lungo ambiente con probabile funzione di cucina, nel quale fino agli anni Cinquanta erano visibili gli affreschi della volta, poi staccati e montati su pannelli. Due scale salivano alla collina retrostante l'edificio, dove si è rinvenuto un bacino idrico che alimentava i giochi d'acqua, collegato al Canopo mediante un piccolo acquedotto. In quell'area si è identificato un Ninfeo.

La grandiosa semicupola a conchiglia del Canopo, spettacolare triclinio estivo all'aria aperta, decorato da nicchie con statue e fontane.
La semicupola del Canopo era una grotta artificiale e 'virtuale' e, dato che vi si è rinvenuto un gruppo scultoreo frammentario raffigurante Scilla, probabilmente si rifaceva ad altri triclini imperiali come quello della Grotta di Sperlonga, nella villa di Tiberio dove fu rinvenuto un celebre gruppo scultoreo raffigurante Ulisse che acceca Polifemo. Già nelle regge ellenistiche la grotta era diventata un elemento decorativo e iconografico irrinunciabile; in epoca romana le grotte più o meno artificiali divennero di gran moda anche nelle piccole case di privati, come si vede a Pompei e in altri siti archeologici. Nelle dimore imperiali le grotte, come in questo caso, assumevano dimensioni grandiose e monumentali.
E' doveroso ricordare che la ricostruzione del colonnato dell'Euripo è ipotetica e non si basa su elementi concreti emersi dallo scavo.


Sezione precedente (1)   Inizio pagina (pianta della sezione)   Pianta generale   Prossima sezione (3)