INTERPRETAZIONE DELLA VILLA ADRIANA

Sommario
1 - Pavimenti
2 - Rivestimenti parietali
3 - Classificazione degli edifici
4 - Fasi costruttive e datazione della villa
5 - Conclusioni


1. I pavimenti

I pavimenti di Villa Adriana sono stati suddivisi in cinque gruppi:

  1. mosaico
  2. opus sectile
  3. opus spicatum
  4. cocciopesto
  5. rivestimento in marmo bianco
1 - mosaico

I mosaici sono stati schedati in base ai loro disegni e ai valori di lavorazione, cioè alle dimensioni delle tessere ed al loro numero in cmq. 100 (un quadrato di cm. 10 x 10).

Disegni dei mosaici

1 - mosaici interamente bianchi e privi di decorazione
2 - mosaici con cornice a una o più fasce nere e campo bianco privo di decorazione
3 - mosaici bianchi decorati con crustae o tessere colorate
4 - mosaici bianco-neri con decorazione geometrica o floreale
5 - mosaici policromi e pannelli in vermiculatum (emblemata)
6 - mosaici con tessere rettangolari disposte a canestro
7 - mosaici con tessere rettangolari disposte a lisca di pesce

Valori di lavorazione dei mosaici

1 - molto bassi: da 9 a 28 tessere in cmq. 100
2 - bassi: da 33 a 44 tessere in cmq. 100
3 - medi: da 62 a 98 tessere in cmq. 100
4 - alto: da 100 a 198 tessere in cmq. 100
5 - molto alti: oltre 200 tessere in cmq. 100

Lo studio statistico dei mosaici e della loro distribuzione nell'ambito della Villa ha evidenziato le seguenti costanti:

1 - Rapporto fra il tipo di decorazione del mosaico ed il suo valore di lavorazione: i mosaici bianchi privi di decorazione avevano valori di lavorazione più bassi, mentre quelli bianco neri o policromi li avevano molto più alti
2 - Rapporto fra il valore di lavorazione, il tipo di decorazione del mosaico e la funzione dell'ambiente in cui si trovava: i valori di lavorazione dei mosaici dei corridoi erano più bassi rispetto a quelli dei mosaici degli ambienti, come si può constatare negli HOSPITALIA (n. 8) e nel TRICLINIO IMPERIALE (n. 7). I mosaici più grossolani, privi di decorazione, erano impiegati nelle coperture, nelle aree esposte all'aperto, nei corridoi o nei portici, ed in generale negli ambienti secondari. I mosaici con campo decorato da motivi geometrici o floreali comparivano soltanto negli ambienti principali e mai nei corridoi. I mosaici policromi ed i pannelli in vermiculatum decoravano esclusivamente gli ambienti principali e mai i corridoi, ed erano usati soltanto negli edifici nobili prevalentemente pavimentati in opus sectile (vedi oltre).
3 - Rapporto fra il valore di lavorazione e la decorazione del mosaico ed il tipo prevalente della pavimentazione dell'edificio in cui esso si trovava: gli edifici di Villa Adriana non erano tutti uguali, li differenziava il tipo prevalente della pavimentazione, che permette di distinguere tre diverse categorie:

  1. edifici nobili, prevalentemente pavimentati in opus sectile o mosaico policromo, con rivestimento marmoreo alle pareti.
  2. edifici secondari, prevalentemente pavimentati in mosaico bianco nero, nei quali il mosaico policromo o l'opus sectile non erano mai usati.
  3. edifici di servizio, in genere ricavati nelle sostruzioni, prevalentemente pavimenti in opus spicatum (o mosaico molto grossolano). Mosaici bianco neri, policromi ed opus sectile non vi comparivano mai.

Fig. 1 - Palazzo Imperiale, ambiente PI23: mosaico policromo con rete di rombi prospettica, appartenente alla preesistente Villa repubblicana

A Villa Adriana è attestato il tradizionale repertorio musivo d'epoca repubblicana, conservatosi nei mosaici appartenenti alla preesistente villa repubblicana poi incorporata nelle costruzioni adrianee del PALAZZO IMPERIALE (n. 12), che sono rimasti in situ come veri e propri 'fossili'. Verso la metà del I sec. a.C. si data, ad esempio, un mosaico policromo con rete di rombi prospettici e soglia cassettoni, rinvenuto nel PALAZZO IMPERIALE (fig. 1). Si tratta di un disegno appartenente al repertorio ellenistico, noto da altri esempi di età repubblicana rinvenuti a Pompei, a Oplontis (l'attuale Torre Annunziata) nella villa di Poppea, nell'Agro romano nella villa della Cecchignola ed a Fiano Romano vicino Roma, nella villa dei Volusii di Lucus Feroniae (dove al posto dei rombi vi sono dei quadrati). Questo tipo di mosaico policromo e prospettico apparteneva ad un repertorio che venne progressivamente abbandonato nel corso del I sec. a.C., con la comparsa ed il prevalere dei mosaici geometrici bianco-neri, di più semplice realizzazione, che avevano maggior varietà di disegni.


Fig. 2 - Palazzo Imperiale, portico PI28: mosaico con crustae policrome, appartenente alla preesistente Villa repubblicana

Un altro mosaico tipico dell'età repubblicana è stato rinvenuto nel portico della villa repubblicana incorporato dal PALAZZO IMPERIALE, ed era a fondo bianco con crustae marmoree policrome sparse (fig. 2). Tale tipo di mosaico veniva frequentemente impiegato per pavimentare i portici, ed è attestato in età repubblicana in alcune ville dell'Agro romano, come quelle di via Pollenza, di via del Quadraro o della via Prenestina in loc. Torre Spaccata, o ancora nella villa di Barcola presso Trieste. Un mosaico simile, con crustae colorate ma su fondo nero invece che bianco, è stato rinvenuto nella villa dei Volusii di Lucus Feroniae, a Fiano Romano vicino Roma.


Fig. 3 - Hospitalia, ambiente HS19: mosaico bianco nero con motivi vegetali stilizzati

Fig. 3a - Mosaico del sacello HS2 degli Hospitalia, con il nuovo disegno a cerchi allacciati che determinano esagoni

In epoca adrianea comparve un nuovo repertorio decorativo musivo, che naturalmente è presente nella Villa Adriana. Si tratta di disegni floreali e vegetali arabescati, come quelli che vediamo negli HOSPITALIA (n. 8) (fig. 3). Gli Hospitalia avevano dieci cubicoli a forma di T, ciascuno con tre nicchie per i letti. Dato che i letti nascondevano in parte il mosaico delle nicchie, questo aveva disegni geometrici più semplici. I disegni più belli erano invece riservati alla parte visibile dell'ambiente, quella centrale, nella quale si espresse tutta la fantasia e la creatività dei mosaicisti. Vennero creati nuovi motivi arabescati e calligrafici bianco neri, che inaugurarono un nuovo stile musivo; elementi vegetali stilizzati, come palmette, ghirlande e tralci, vennero accostati in modo inedito, per formare dei riquadri, delle pelte o dei cerchi, a loro volta decorati da rosette, fiori, quadrifogli e alti riempitivi. Un repertorio che verrà ripreso altrove nell'impero romano, a cominciare da Ostia.

Un altro disegno nuovo, che compare nel sacello HS2 degli HOSPITALIA (n. 8) (fig. 3a) è il motivo dei cerchi allacciati che determinano esagoni, una 'evoluzione' del più antico disegno nel quale i cerchi allacciati determinavano quadrati curvilinei. Questo disegno con esagoni compare nello stesso periodo nelle ridecorazioni della villa di Livia a Prima Porta ed in quella del Cimitero Flaminio, entrambe situate nell'Agro romano.


Fig. 4 - Teatro Marittimo, alcova TM35: mosaico con tessere più grandi nere

La creazione di un nuovo repertorio musivo adrianeo non comportò affatto l'abbandono o la scomparsa degli antichi e tradizionali disegni geometrici di età republbicana o primo imperiale, che continuarono ad essere adoperati in tutto l'impero. Una delle più interessanti caratteristiche della villa Adriana è proprio il continuo richiamo alla tradizione precedente, sia architettonica che decorativa, che fra le altre cose comportò un revival delle antiche decorazioni d'età repubblicana. Ecco così ricomparire disegni ormai desueti, come avviene nel portico circolare del TEATRO MARITTIMO, che aveva un mosaico a fondo bianco decorato da tessere più grandi nere (fig. 4). Si tratta della riedizione di una decorazione semplice ed elegante, attestata in età repubblicana a Pompei (I, 9, 13), a Roma nella casa di Livia al Palatino, e ancora nell'Agro romano nella villa di Livia a Prima Porta e nelle ville della Marcigliana e della via Tiberina (km. 0,850).

Fig. 5 - Vestibolo, portico VE25: mosaico a canestro con tessere colorate
Esistevano varianti a fondo bianco o a fondo nero, con tessere più grandi di colore contrastante. Questo antico disegno compare anche in alcuni frammenti musivi provenienti dal complesso dell'Accademia (n. 30), che si vedono attualmente murati nel giardino della villa Bulgarini.

Anche il portico del VESTIBOLO (n. 25) aveva un mosaico 'in stile', recentemente messo in luce durante i lavori di ripulitura del Giubileo 2000, con tessere rettangolari disposte a canestro alternate a frammenti di marmi colorati (fig. 5); un mosaico a canestro con tessere colorate è presente anche nella BIBLIOTECA GRECA. Mosaici di questo tipo sono attestati in epoca repubblicana nella villa di Livia a Prima Porta presso Roma ed anche a Pompei.

Un altro revival è l'uso dell'antico motivo delle crocette di quattro tessere nel corridoio centrale degli HOSPITALIA (n. 8). Anche in questo caso sono numerosi gli esempi di epoca repubblicana attestati in area vesuviana o romana.

Fig. 5a - Mosaico del portico PD10 dell'Edificio con Pilastri Dorici, che imita i mosaici con crustae della vicina villa repubblicana incorporata nel Palazzo Imperiale
Esiste inoltre una riedizione adrianea dei mosaici con crustae, che possiamo osservare nel portico PD10 dell'EDIFICIO CON PILASTRI DORICI (n. 14) (fig. 5a), che era a fondo bianco decorato da crustae marmoree colorate di forma irregolare.

I mosaici bianco neri erano usati soprattutto negli edifici secondari, prevalentemente pavimentati in mosaico: negli HOSPITALIA (n. 8), nel TRICLINIO IMPERIALE (n. 7), nelle GRANDI TERME (n. 26), nelle SOSTRUZIONI OVEST DEL CANOPO (n. 28a), e nella CASA COLONICA PRESSO PIAZZA D'ORO (n. 15b). I loro valori di lavorazione erano bassi e medi.

I mosaici policromi erano presenti soltanto negli edifici nobili, prevalentemente pavimentati in opus sectile: nella BIBLIOTECA GRECA (n. 10), nel PALAZZO IMPERIALE (n. 12), nel CANOPO (n. 28), a ROCCABRUNA (n. 29), nell'ACCADEMIA (n. 30), ed a PIAZZA D'ORO (n. 15). La differenza qualitativa che intercorre fra mosaici bianco-neri e mosaici policromi è enorme:

Fig. 6 - Accademia, ambiente AC53: pannello in mosaico policromo delle Colombe, Roma, Museo Capitolino (emblema vermiculatum)
questi ultimi erano in prevalenza raffinati pannelli figurati (emblemata), di grandissima qualità e pregio, che impiegavano tessere minutissime (uno-due millimetri di lato), e venivano detti vermiculata. L'esempio più celebre è senz'altro il Mosaico delle Colombe del Museo Capitolino di Roma, che fu rinvenuto nel 1737 dal Cardinal Furietti durante i suoi scavi nell'ACCADEMIA (n. 30) (fig. 6). Si tratta di uno dei capolavori assoluti dell'arte musiva di tutti i tempi, e molti studiosi pensano che sia un'antica opera ellenistica importata dall'Imperatore per la sua Villa. Donderer arriva ad ipotizzare che si tratti del celebre mosaico delle Colombe di Sosos, un tempo nei palazzi reali di Pergamo, noto dalle fonti antiche.


Fig. 7 - Palazzo Imperiale, ambiente PI46: pannello in mosaico policromo raffigurante una maschera scenica e attributi di Dioniso. Roma, Musei Vaticani, Gabinetto delle Maschere (emblema vermiculatum)

Un altro notevole gruppo di mosaici minuti (vermiculata) fu rinvenuto nel Settecento durante gli scavi Marefoschi al PALAZZO IMPERIALE (n. 12). Fra essi è una serie di mosaici con Maschere (fig. 7), oggi conservati nei Musei Vaticani, nel Gabinetto delle Maschere, oltre ad un mosaico con Centauri attualmente a Berlino. I valori di lavorazione di questi pannelli erano alti o molto alti, con centinaia o addirittura migliaia di tessere in cento centimetri quadrati.

In conclusione, a Villa Adriana vediamo sopravvivere come 'fossili' amtichi mosaici ereditati dalla preesistente villa repubblicana incorporata dalle costruzioni imperiali; assistiamo ad un 'revival' adrianeo di quegli antichi disegni, che negli HOSPITALIA vengono accostati al un nuovo repertorio di disegni calligrafici e stilizzati, che è uno dei tratti distintivi dell'età adrianea. Vi era quindi una continuità rispetto al passato ma nel contempo un profondo rinnovamento con l'introduzione di nuovi disegni.


2 - Opus sectile

Era il tipo prevalente di pavimentazione negli edifici nobili, cioè della maggior parte degli edifici della Villa (si può calcolare approssimativamente che il 60-70% dei pavimenti fosse in opus sectile), ed impiegava molti tipi diversi di marmo, provenienti da cave di tutto il mondo conosciuto (un bel campionario è esposto nel Museo Didattico della Villa). Tale abbondanza di materiali pregiatissimi è un altro indice del grande lusso dispiegato nella Villa.

I disegni sono stati suddivisi in tre gruppi (per i singoli disegni, vedi il link al Repertorio dell'Opus Sectile):

1 - modulo semplice: disegni formati da una sola figura geometrica elementare (triangolo, quadrato, rettangolo, esagono, rombo)
2 - modulo quadrato reticolare: la denominazione, coniata da Guidobaldi, indica un grande quadrato centrale circondato da due rettangoli posti lungo i due suoi lati ed un piccolo quadrato nell'angolo fra di essi.
3 - modulo misto: comprende tutti i disegni che non rientrano nei due gruppi precedenti, formati dall'accostamento di due o più figure geometriche (ad es. quadrati alternati ad ottagoni, rombi con rettangoli e triangoli, ecc.). (VEDI REPERTORIO DELL'OPUS SECTILE)


Fig. 8 - Piccole Terme, corridoio 13-14: pavimento in opus sectile a modulo semplice con rettangoli listellati in marmo rosso antico

Purtroppo i marmi dei pavimenti in opus sectile sono quasi completamente scomparsi, perché nel corso dei secoli sono stati quasi tutti bruciati per farne calce. Nella malta dei pavimenti, tuttavia, sono rimaste le impronte delle lastre e, quando non siano troppo deteriorate, è ancora possibile ricostruire il disegno del pavimento. (per una discussione in proposito vedi Droit de Reponse Aiema ed il link con Bryn Mawr College Review).

E' importante notare che le lastre marmoree o le loro impronte, se misurate in piedi romani, danno sempre delle misure precise, ad esempio un piede romano (= cm. 29,6), un piede e mezzo (= cm. 44,4), oppure due piedi e un quarto (= cm. 66,6) e così via. Tale corrispondenza è un elemento importante per verificare l'attendibilità delle ricostruzioni dei disegni dell'opus sectile, quando non si sono conservati i marmi.

Vi era una precisa gerarchia nella scelta dei disegni: quelli più semplici erano impiegati nei corridoi (fig. 8) e negli ambienti secondari. Trattandosi di ambienti dalla forma squadrata o rettangolare, si preferivano disegni semplici e veloci da realizzare,

Fig. 9 - Ninfeo Stadio, ambiente NS2: pavimento in opus sectile a modulo misto
soprattutto quadrati e rettangoli, che seguivano facilmente l'andamento delle pareti.

I disegni più complessi, che facevano uso di una grandissima varietà di colori e di marmi diversi – ed erano quindi estremamente costosi – venivano generalmente riservati agli ambienti principali e ai grandi saloni, nei quali si faceva maggior sfoggio di sfarzo e di opulenza, prediligendo materiali rari e costosi come il porfido rosso, che come si è detto per il suo color porpora era la pietra imperiale per eccellenza (fig. 9).

Vi era anche un rapporto fra la forma dell'ambiente ed il tipo di disegno impiegato: ad esempio, i moduli misti (con due o più figure geometriche) erano usati soprattutto in ambienti dalla forma irregolare, come il portico antistante le BIBLIOTECHE GRECA e LATINA (n. 9 e 10). I disegni a modulo misto meglio si adattavano alle tipiche planimetrie adrianee, che prediligevano le linee curve e le absidi.


Fig. 10 - Palazzo Imperiale, ambiente PI57: pavimento in cocciopesto con rete di rombi e cornice a meandro disegnata con tessere bianche, appartenente alla preesistente Villa repubblicana

3 - Opus spicatum

Veniva impiegato soltanto negli edifici secondari (prevalentemente pavimentati in mosaico, come il cortile delle GRANDI TERME (n. 26) o in quelli servili, come le CENTO CAMERELLE (n. 16). Negli edifici nobili era usato per le coperture, come nell'EDIFICIO CON TRE ESEDRE (n. 20), per impermeabilizzare il tetto.


4 - Cocciopesto

Rimangono due antichi pavimenti in cocciopesto ereditati dalla preesistente villa repubblicana, inglobata nel PALAZZO IMPERIALE (n. 12): uno di essi ha il tradizionale e tipico disegno a meandro e rombi, delineati con tessere bianche (fig. 10). E' una decorazione frequentemente attestata in epoca repubblicana a Pompei ed Ercolano, ma anche nell'Agro romano, ad esempio nella villa dei Volusii di Lucus Feroniae a Fiano Romano. In epoca tardo repubblicana questo tipo di decorazione venne completamente abbandonato, preferendo i mosaici geometrici bianco neri.

Fig. 11 - Piccole Terme, vasca del frigidarium PT5: impronte del pavimento e del rivestimento in marmo bianco.
Nell'ambito di Villa Adriana questo è un vero e proprio 'fossile', e non vi fu un revival come si è visto per alcuni disegni musivi.

Il cocciopesto privo di decorazione viene invece impiegato diffusamente nella Villa per pavimentare gli edifici di servizio come le CENTO CAMERELLE (n. 16) e la CASERMA DEI VIGILI (n. 22a), e in generale ovunque si avesse a che fare con l'acqua, per impermeabilizzare le cisterne, le coperture o le condutture idrauliche.


5 - Rivestimento in marmo bianco

Il marmo bianco era costantemente impiegato nella Villa per ogni tipo di rifinitura: per le soglie delle porte, per rivestire le scale e, soprattutto, per foderare le grandi vasche, i bacini, le fontane ed i canali che decoravano molti edifici della villa. Ricordiamo ad esempio la grande Peschiera dell'EDIFICIO CON PESCHIERA (n. 22), la vasca centrale del PECILE (n. 16), l'Euripo del CANOPO (n. 28), le vasche del NINFEO STADIO (n. 21), e ancora il canale ad anello del TEATRO MARITTIMO (n. 18) e così via. Il marmo bianco rivestiva le vasche termali, per l'acqua fredda e per quella calda, in tutte e quattro le terme della Villa: le GRANDI TERME (n. 26), le PICCOLE TERME (n. 24) (fig. 11), LE TERME CON HELIOCAMINUS (n. 19) e la piccola Terma privata del TEATRO MARITTIMO (n. 18).




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