INTERPRETAZIONE DELLA VILLA ADRIANA

Sommario
1 - Pavimenti
2 - Rivestimenti parietali
3 - Classificazione degli edifici
4 - Fasi costruttive e datazione della villa
5 - Conclusioni
2. I Rivestimenti parietali

Sono conservati molto meno dei pavimenti, e sono stati suddivisi in cinque gruppi:


Fig. 12 - Ninfeo Stadio, ambiente NS3: resti dell'affresco parietale.
  1. Intonaci ed affreschi
  2. Rivestimenti in marmo
  3. Mosaici
  4. Stucchi
  5. Tartari (imitazione delle stalattiti delle grotte)
1 - Intonaci e affreschi

Molti degli ambienti della Villa erano intonacati ed affrescati, ma sono in pochi di essi sono rimaste tracce di colore. L'affresco meglio conservato si trovava in un ambiente del NINFEO STADIO (n. 21) (fig. 12), uno dei pochi casi in cui è ancora possibile ricostruire lo schema del disegno a grandi riquadri, con i vari colori. Si tratta di uno dei pochi esempi conservati di affresco di IV stile avanzato.

Molti altri frammenti di affresco, bisognosi di ripulitura e di restauro, sono visibili un po' ovunque nella Villa, nei punti più riparati e protetti: ad esempio nel criptoportico a volta rampante TI22 del TRICLINIO IMPERIALE (n. 7) dove si intravvedono ancora dei motivi a scacchiera, oppure nel criptoportico

Fig. 13 - Piccole Terme, corridoio PT13-14: resti dell'affresco parietale, le cui fasce rosse riprendevano la listellatura rossa del pavimento in fig. 8
dell'EDIFICIO CON PESCHIERA (n. 22) nel quale la decorazione era più complessa ma non è mai stata ricostruita.

Fig. 13a - Affresco conservato in uno degli ambienti delle Sostruzioni Ovest del Canopo
Nelle PICCOLE TERME (n. 24) (fig. 13), il soffitto di un corridoio conserva ancora delle ampie fasce di colore rosso che costituivano il prolungamento delle sottostanti fasce marmoree delle pareti, ricostruibili in base alla disposizione dei fori delle grappe. Altri resti di affreschi, con grandi riquadrature colorate che simulavano pannelli marmorei, erano conservati (fino allo strappo eseguito negli anni Cinquanta) nel criptoportico CA11 del CANOPO (n. 28). Affreschi con fasce colorate ed animali fantastici, di epoca tardo antica, sono ancora visibili in situ (fig. 13a) nelle SOSTRUZIONI OVEST DEL CANOPO (n. 28a), mentre nell'ACCADEMIA (n. 28a) un frammento di affresco con tracce di colore è conservato nel cosiddetto Fienile.


Fig. 14 - Edificio con Tre Esedre, sala TE20: tracce di grandi riquadri per rilievi alle pareti e fori per le grappe che sostenevano il rivestimento marmoreo

2 - Rivestimenti in marmo

Moltissimi ambienti della villa conservano ancora le tracce dei fori per le grappe per le grandi specchiature marmoree che spesso arrivavano fino al soffitto. Come nel caso dei pavimenti in opus sectile, anche per il rivestimento parietale in marmo possiamo dire che era prevalente nella villa, anche se un calcolo accurato in percentuale non è mai stato fatto. Queste tracce sono particolarmente evidenti negli edifici più grandi e monumentali, come nell'EDIFICIO CON TRE ESEDRE (n. 20) (fig. 14), nella cui sala principale TE20 sono perfettamente visibili degli incassi praticati nella muratura, probabilmente destinati a dei grandi rilievi in marmo, che naturalmente sono scomparsi; tutto intorno i fori delle grappe disegnano altri riquadri e zoccolature.

Tracce evidenti delle grappe sono visibili anche a PIAZZA D'ORO (n. 15) in tutti gli ambienti di che facevano ala alla grande esedra centrale PO20; lo stesso avveniva in molti ambienti delle PICCOLE TERME (n. 24), specie

Fig. 15 - Accademia, ambiente AC45: incassature per pannelli marmorei e tracce di grappe alle pareti
quelli con vasche per l'acqua, che erano completamente rivestiti di marmo, ed ancora nel CANOPO (n. 28). In un ambiente dell'ACCADEMIA (n. 30), mai fotografato finora, oltre al consueto schema di riquadri delineato dai fori delle grappe, si vedono gli incassi per dei piccoli pannelli o rilievi (fig. 15). Anche l'ambiente in cui sembra sia stato trovato il Mosaico delle Colombe, a est del cd. Tempio di Apollo (sempre nell'Accademia) aveva grandi incassature alle pareti. Non è mai stata tentata una ricostruzione del disegno di queste decorazioni a grandi pannelli marmorei.

L'uso dei rivestimenti a grandi pannelli marmorei sembra esser stato condizionato dalla forma degli ambienti: nelle absidi e nelle nicchie più strette era difficile poter fissare delle lastre senza doverle tagliare in pezzi minuti. In quei casi si preferiva quindi l'affresco, che spesso imitava alla prefezione il marmo con sorprendenti effetti trompe l'oeil.


Fig. 16 - Criptoportico con Volta a Mosaico, corridoio 3a: soffitto in mosaico con pasta vitrea a conchiglie, appartenente al criptoportico della basis villae della preesistente Villa repubblicana, età sillana. Incisione di Agostino Penna, 1836.


3 - Mosaici

Assai raro, il rivestimento parietale in mosaico ha il suo più bell'esempio nel soffitto con conchiglie e scaglie di pasta vitrea che decorava uno dei bracci del CRIPTOPORTICO CON VOLTA A MOSAICO (n. 13) (fig. 16): è una decorazione d'epoca sillana, ereditata dalla preesistente villa repubblicana, della quale il Criptoportico costituiva la basis villae, poi incorporata dalle costruzioni adrianee del Palazzo Imperiale. Frammenti di decorazione parietale musiva con tessere in pasta vitrea sono stati rinvenuti in diversi altri edifici della Villa: nella BIBLIOTECA GRECA (n. 10), nella BIBLIOTECA LATINA (n. 9), nel ninfeo del CORTILE DELLE BIBLIOTECHE (n. 11), nella PIAZZA D'ORO (n. 15), nella cupola del CANOPO (n. 28) e nelle PICCOLE TERME (n. 24).

Non si sa praticamente nulla della decorazione musiva parietale della Villa, che non è mai stata studiata. Analogamente a quanto si osserva a Pompei ed Ercolano, il mosaico doveva essere usato nelle nicchie e nelle calotte dei ninfei, delle fontane e degli edifici termali, nei quali la presenza dell'acqua sconsigliava l'uso dello stucco o dell'affresco.

Fig. 17 - Grandi Terme, sala GT21: soffitto con resti della decorazione in stucco


4 - Stucchi

Il più noto è il soffitto delle GRANDI TERME (n. 26) (fig. 17) che decorava la volta di una grande sala. Il suo originario stato di conservazione, un tempo assai migliore dell'attuale, è documentato dai disegni di Giovanni da Udine e di Piranesi. Purtroppo sembra che i nobili inglesi amassero fare il tiro a segno su quegli stucchi per far cadere dei frammenti, e portarli via come souvenir del Grand Tour. E' evidente l'asportazione di alcuni tondi, che saranno probabilmente in qualche collezione privata.

Un altro soffitto in stucco si trova in un ambiente posto sotto al NINFEO FEDE (n. 3), ed è stato recentemente restaurato, mettendo in luce tracce di colore (fig. 18). Esiste poi una serie di disegni di soffitti in stucco pubblicati da Ponce e ripresi da Gusman, ma si tratta di opere di fantasia. Nella Villa esistono frammenti di stucchi che, pur essendo facilmente accessibili e visibili, non vennero mai documentati né da Ponce né da altri: ad esempio i due soffitti sopravvissuti in due ambienti della PALESTRA, poi incorporati da una costruzione settecentesca e trasformati in cantina. Sono stati recentemente studiati e rilevati dalla prof. Mariette de Vos con l'Università di Trento, e Caterina Ognibeni ne ha ricostruito la decorazione.

Abbastanza ben conservato, infine, è un frammento del soffitto in stucco nell'ACCADEMIA (n. 30) (fig. 19), che appariva in uno stato di conservazione assai migliore in un antico disegno conservato nella Royal Library of

Fig. 18 - Ninfeo Fede, ambiente sotto il Casino: soffitto in stucco
Windsor. Il disegno ci mostra la decorazione della parte centrale del soffitto, che oggi è andata irrimediabilmente perduta, e documenta che il pavimento dell'ambiene era in mosaico con meandro (vedi M. de Vos, Presentazione nel mio volume su Villa Adriana). Il disegno a greca della parte perimetrale del soffitto, invece, è ancora discretamente conservato e leggibile, anche se bisognoso di consolidamento e restauro. E' probabile che una ripulitura evidenzi qualche traccia del colore originario.

Fig. 19 - Accademia, ambiente AC17: frammento del soffitto in stucco



5 - Tartari


Fig. 20 - Inferi, veduta della grotta artificiale, ereditata dalla preesistente Villa repubblicana
Si tratta di finte stalattiti fatte con frammenti spugnosi di travertino o di calcare, che venivano impiegati per rivestire le pareti simulando le grotte naturali che, a partire dall'età ellenistica, divennero un topos, cioè un soggetto obbligato nei giardini dei palazzi imperiali e, in epoca romana, anche in quelli delle domus e delle ville. L'esempio più antico è la grotta degli INFERI (n. 33) (fig. 20), un ninfeo d'epoca repubblicana ricavato in una ex-cava di tufo e poi incorporato dalle costruzioni adrianee. Parte del banco tufaceo della vecchia cava venne rilavorato in modo da simulare una grotta naturale, e poi vennero aggiunti i 'tartari'. Un altro esempio di grotta artificiale è il cosiddetto Stallone, situato nel piano inferiore del PADIGLIONE DI TEMPE (n. 6), e decorato con tartari e finta roccia (fig. 21), che si sono miracolosamente conservati. Dato che nello 'Stallone' fu rinvenuta una statua di Eracle, la decorazione che simulava una grotta alludeva al mondo dell'aldilà al quale era legato il suo mito.

Fig. 21 - Padiglione di Tempe, cd. Stallone: rivestimento della volta e delle pareti in tartari e finta roccia

I tartari erano usati anche nelle fontane, ad esempio in quelle del ninfeo a gradoni sul lato sud del NINFEO STADIO (n. 21), o nella nicchia di fondo dell'Antro del CANOPO (n. 28). Verranno usati nuovamente in età rinascimentale per decorare fontane e ninfei nelle ville di nobili ed ecclesiastici che si ispirarono a quella romane, in primis nella vicina Villa d'Este.


Per quanto riguarda i rivestimenti parietali, dobbiamo constatare che pochissimo si è salvato. Tutti gli antichi disegni ottocenteschi che affremano di riprodurre affreschi della Villa sono opere di fantasia, anche se non è escluso che qualche collezione privata conservi frammenti originali e leggibili di cui però non si ha notizia scritta. I disegni degli stucchi sono anch'essi in gran parte ricostruzioni fantastiche ed arbitrarie. Non è stato mai fatto uno studio dettagliato dei pochi affreschi ancora conservati in situ, e degli stucchi. I risultati più interessanti potranno probabilmente venire da una ricostruzione grafica dei rivestimenti marmorei, basata sullo studio dei fori lasciati dalle grappe che sostenevano i pannelli.




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