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VILLA ADRIANA di MARINA DE FRANCESCHINI

4 - LA RESIDENZA IMPERIALE A VILLA ADRIANA

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La Residenza Imperiale a Villa Adriana - prima parte


La Residenza Imperiale della Villa Adriana  - 1

Il complesso che nel mio studio ho identificato come la Residenza Imperiale della Villa Adriana occupava una posizione centrale ed era formato da una serie di edifici strettamente interdipendenti e collegati fra loro, ciascuno dei quali aveva una ben precisa funzione. 

Si tratta dell'Edificio con Tre Esedre, del Ninfeo Stadio, dell'Edificio con Peschiera, ai quali vanno collegati il Quadriportico, le Piccole Terme, e poi ancora il Vestibolo  ed il Padiglione Panoramico del Pretorio
(Tavola 9 pianta generale e Tavola 10 plastico ricostruttivo).

Che questi edifici facessero parte di un unico complesso monumentale non è un'idea arbitraria, ma un dato di fatto, provato dall'esistenza di una serie di simmetrie ed assialità ben precise [Fig. 1] e dall'interdipendenza degli edifici stessi, che erano collegati da percorsi logici ed avevano una serie di punti d'accesso sorvegliati, a salvaguardia della sicurezza e della privacy dell'Imperatore. Esaminiamo ora in dettaglio questo gruppo di edifici per vedere come ognuno di essi corrispondesse, su scala monumentale, ad uno degli elementi costitutivi delle domus e delle ville romane.
1 - FOTO RESIDENZA png TRE ESEDRE.png

Fig. 1 - in questa immagine si vede l'assialità che legava 
l'Edificio con Tre Esedre, il Ninfeo Stadio e l'Edificio con Peschiera. 
In primo piano una delle tre Esedre TE17 
e sullo sfondo l'ambiente PE6 dell'Edificio con Peschiera.

Dagli scritti di Vitruvio e di altre fonti latine, e in base all'evidenza archeologica, specie quella dell'area vesuviana, sappiamo che le domus e le ville dell'antichità romana avevano una serie di ambienti, ognuno dei quali assolveva ad una ben precisa funzione. 
L'accesso era costituito da uno stretto passaggio, detto fauces, che immettevano nell'ingresso vero e proprio: l'atrio, che aveva forma quadrangolare ed era circondato da un portico

Al centro era l'impluvium per la raccolta dell'acqua piovana. Sull'atrio si apriva il tablino, nel quale erano esposti i cimeli di famiglia che illustravano il passato della gens cui apparteneva il proprietario. 
Aperto su due lati, il tablino si affacciava dalla parte opposta sul peristilio, un giardino interno circondato da un portico, che dava accesso agli altri ambienti della casa: il triclinio, i cubicoli, la zona termale, la latrina, e poi le zone di servizio con le cucine, i magazzini ed eventualmente la parte rustica e produttiva. 
Tale schema è riscontrabile ad esempio nella Villa dei Misteri di Pompei o nella Villa di Poppea ad Oplontis, entrambe in area vesuviana.

A Villa Adriana vediamo che il complesso della Residenza Imperiale riprese il linguaggio e l'iconografia architettonica tradizionali, con atrio, tablino, triclinio ecc... Ma nello stesso tempo vediamo che tale iconografia venne trasformata in qualcosa di diverso e originale, e soprattutto in qualcosa di grandioso e monumentale, per evidenziare  il rango imperiale degli edifici.

Seguendo lo schema vitruviano, possiamo identificare l'atrio della Residenza Imperiale nell'Edificio con Tre Esedre (Tavola 11), che era l'accesso monumentale per coloro che provenivano dal Pecile. 
L'ala occidentale dell'edificio, dotata appunto di tre esedre, rappresenta l'evoluzione su scala imperiale del tradizionale atrio romano circondato dal portico.

La grande fontana TE1 [Fig. 2] nelle domus o nelle ville era quadrangolare, è stata trasformata seguendo i dettami dell'architettura adrianea, che prediligeva le linee curve: i portici sono stati incurvati in modo da costeggiare tre piccoli giardini semicircolari decorati da fontane.

2 - FOTO RESIDENZA png TE VIEW.png

Fig. 2 - Edificio con Tre Esedre. In primo piano la fontana TE1 
e sullo sfondo l'esedra TE17, dietro la quale si 
intravede il piano superiore dell'Edificio con Peschiera
 
Nella parte orientale dell'Edificio con Tre Esedre possiamo invece identificare un erede del tradizionale tablino: la sala TE20, che si affacciava con una grande finestra sul Ninfeo Stadio e sulla parte più privata della Villa. 

La sala occupava una posizione centrale, era la più vasta dell'intero edificio, ed era perfettamente in asse col portico NS15 del vicino Ninfeo Stadio (Tavola 12), nel quale si può riconoscere un peristilio interno. 

In origine, le pareti della grande sala TE20 erano completamente rivestite da pannelli marmorei, e al centro dei lati maggiori si vedono ancora due grandi incassi dove un tempo dovevano essere dei rilievi[ Fig. 3].

3 - FOTO RESIDENZA png RIQUADRI TE .png

Fig. 3 - Edificio con Tre Esedre. I muri della sala TE20 
con i grandi incassi per rilievi marmorei 
e tracce di grappe alle pareti.

Si trattava quindi di un ambiente di rappresentanza, nel quale si può pensare che la decorazione narrasse gli avvenimenti salienti del regno di Adriano, proprio come avveniva nei tablini delle domus romane. 

Non vi era un passaggio diretto fra questa sala ed il Ninfeo Stadio: bisognava seguire un percorso tortuoso, raggiungendo i due piccoli ambienti laterali TE22 e TE25, che si aprivano sui portici dell'edificio vicino. Questo era uno dei tanti 'doppi filtri' di sicurezza che costellavano la Residenza Imperiale.

Che l'Edificio con Tre Esedre appartenesse al gruppo degli edifici nobili della Villa è confermato, oltre che dai pavimenti in opus sectile, dalla raffinatezza della decorazione parietale: recentemente, sotto una suspensura si sono rinvenuti preziosi frammenti di una splendida treccia 'a calice', e di un pannello raffigurante un Auriga con il suo cavallo, presentati dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio nella mostra a lato del Convegno “Rileggere l'Antico”, tenutosi a Roma nel dicembre 2004.
La presenza di un impianto per il riscaldamento invernale è un ulteriore indice di lusso regale.

Il peristilio interno della Residenza Imperiale può essere quindi identificato nel Ninfeo Stadio (Tavola 12), la cui forma rappresenta di per sé una citazione del giardino-stadio della reggia imperiale del Palatino a Roma. 
L'edificio era più complesso del suo omologo romano, e si articolava in tre zone. 
Quella nord aveva un'esedra centrale NS2 [Fig. 4], a lato della quale gli ambienti NS1 ed NS3 costituivano due punti d'accesso sorvegliati, collegati ai corridoi di servizio (NS4 e NS5).

4 - FOTO RESIDENZA png NS NUMERATO.png

Fig. 4 - Ninfeo Stadio. La parte nord con al centro l'esedra NS2 
preceduta dalle vasche NS9-10-11. Sullo sfondo a sinistra l'abside 
della Sala dei Filosofi e a destra la semicupola delle Terme con Heliocaminus.


L'area antistante era sistemata a giardino (NS9-12), con tre bacini per l'acqua stretti e lunghi, ed un padiglione con fontane. La zona centrale del Ninfeo Stadio aveva il giardino porticato NS15 - il 'peristilio' di cui si è detto - costeggiato dai due portici NS14 e NS16 che collegavano l'Edificio con Tre Esedre ed il piano inferiore dell'Edificio con Peschiera.

Alla loro estremità orientale, i due portici terminavano infatti in corrispondenza di tre scale, che erano altrettanti punti di passaggio obbligati e sorvegliati per accedere al piano inferiore dell'Edificio con Peschiera.

A lato del 'peristilio' non poteva mancare un triclinio: la parte meridionale del Ninfeo Stadio era infatti occupata un ampio padiglione aperto NS17, il cui tetto era sostenuto da colonne: era un triclinio estivo fresco ed arieggiato, situato all'interno di un giardino chiuso e privato, il Ninfeo Stadio.
Alla sua estremità meridionale si vedeva il ninfeo semicircolare NS20, con gradoni dai quali l'acqua scendeva a cascata per poi scorrere lungo i canali che fiancheggiavano il triclinio al suo esterno [Fig. 5].

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Fig. 5 - Ninfeo Stadio. La parte meridionale con il ninfeo a gradoni semicircolari 
NS20, davanti ad esso i resti rasi al suolo del triclinio NS17.


Gli ambienti del piano inferiore dell'Edificio con Peschiera, erano situati ad un livello più alto rispetto al Ninfeo Stadio, sul quale si affacciavano con grandi finestre (Tavola 13).
Probabilmente erano dotati di suspensurae per il riscaldamento invernale, analogamente a quanto avveniva nel piano superiore dell'edificio, che era riscaldato (ma gli ambienti al piano inferiore non sono mai stati esplorati per appurarlo).

È possibile che il grande ambiente centrale PE6, situato in posizione dominante ed in asse con la sala-tablino TE20 dell'Edificio con Tre Esedre, fosse utilizzato come triclinio invernale riparato ed aperto sul giardino.

Dal piano inferiore dell'Edificio con Peschiera, un'unica scala PE12 dava accesso al piano intermedio: un altro 'filtro' di sicurezza (la scala PE1 non è stata scavata e conduceva probabilmente in direzione delle Terme con Heliocaminus).

Al piano intermedio si trovava una delle strutture meglio conservate della Villa, il grande Criptoportico PE29-32, che aveva quattro corridoi illuminati da finestre a strombo [Fig. 6]; originariamente era affrescato (sulle volte rimane qualche traccia) e si vedono le firme di alcuni antichi visitatori, fra i quali Piranesi.

Serviva per passeggiare al coperto e al fresco in estate, oppure al riparo in inverno. È simile al grande criptoportico della Villa di Poppea ad Oplontis (anch'essa appartenente alla casa imperiale).
 
6 - FOTO RESIDENZA png 6 CRIPTO PE.png

Fig. 6 - Uno di bracci del Criptoportico dell'Edificio con Peschiera.



Villa Adriana - Progetto Accademia
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