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VILLA ADRIANA di MARINA DE FRANCESCHINI
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Rif. Bibliografico

CASTEL SANT’ANGELO E IL BRONZO DEL PANTHEON

Alla fine del Trecento Castel Sant’Angelo divenne un’inespugnabile fortezza, quando papa Bonifacio IX fece scavare un profondo fossato attorno al Mausoleo. Come racconta Biondo Flavio a metà del Quattrocento, il papa lo trasformò nella «più fortificata delle fortezze».

Nel corso dei secoli le fortificazioni del Castello vennero potenziate e ingrandite sempre di più, aggiungendo tutto intorno varie cinte di mura e bastioni di forma pentagonale, circondate da un grande fossato pieno d’acqua.

La scoperta della polvere da sparo modificò radicalmente i metodi di guerra, specie in materia di assedi: le mura dovettero essere riprogettate e irrobustite per resistere ai colpi dei cannoni e gli assedianti armati di arieti, scale e corde scomparvero.

Nel 1527 il Sacco dei Lanzichenecchi devastò la città di Roma e papa Clemente VII si rinchiuse nel Castello per ben sette mesi.
Memore di quella tragica esperienza, papa Urbano VIII Barberini decise di fortificare ulteriormente il Castello, costruendo una nuova cinta muraria e spostando l’ingresso di lato, e volle dotarlo di nuovi e più moderni cannoni.

L’operazione naturalmente aveva un costo assai elevato, e per contenerlo il papa fece quello che altri avevano fatto prima di lui: depredò il metallo dagli antichi edifici romani.
Per fare i cannoni non era sufficiente fare i soliti buchi fra i blocchi di marmo o nei rocchi delle colonne, per trovare piccole grappe di metallo o fistole in piombo; non bastava rubare le tegole in bronzo che ricoprivano gli antichi edifici, come si era fatto per secoli. Ci voleva una quantità enorme di metallo.

E così la scelta cadde su uno dei più grandiosi monumenti ereditati dall’antichità romana, il Pantheon,
dal quale erano secoli prima erano state asportate le tegole in bronzo dorato.
Fino ad allora aveva conservato intatte le possenti travi in bronzo che sorreggevano il tetto del portico; Urbano VIII diede ordine di demolirle e fonderle, ricavando oltre duecento tonnellate di metallo, di cui sopravvive giusto qualche rivetto, del peso di ben 15 kg.

Scoppiò un enorme scandalo, che il papa cercò di placare sostenendo di aver utilizzato quel bronzo per il baldacchino di Gian Lorenzo Bernini nella Basilica di San Pietro.
Ma documenti d’archivio scoperti dalla studiosa Luise Rice hanno dimostrato che il bronzo fu utilizzato solo per fare i cannoni, più di ottanta pezzi.

Potrete leggere di più su questa storia romanzesca nel nuovo libro di Marina De Franceschini «Castel Sant'angelo. Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce» ed anche nel precedente libro «Pantheon. Architettura e Luce».


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