Prima parte: la carriera, l'ascesa al trono e le guerre daciche
Traiano (Marcus Ulpius Nerva Traianus) era nato il 18 settembre del 53 a Italica, nell'Hispania Betica. Apparteneva alla nobile e antica gens Ulpia, originaria di Todi, che si stabilì in Spagna ed era imparentata con la gens Aelia, alla quale apparteneva il futuro imperatore Adriano. Traiano fu il primo imperatore nato in provincia e non a Roma, segno della crescente importanza delle province rispetto alla capitale.
Seguendo le orme del padre senatore, Traiano scalò i vari gradini del cursus honorum (questore, pretore, legato) e poi iniziò la carriera militare sotto i Flavi, sedando assieme padre le rivolte ebraiche in Giudea nel 76-77 d.C.
Il suo teatro d'azione principale fu però la Germania, dove combatté i Catti a Mogontiacum (Mainz) e soprattutto contribuì a sconfiggere uno dei primi imperatori-usurpatori, Antonio Saturnino, il governatore della Germania superiore che era stato acclamato imperatore dalle sue legioni nell'89 d.C. e contendeva il potere a Domiziano.
Domata la rivolta e ucciso Saturnino, Domiziano epurò tutti i traditori scelse Traiano come nuovo governatore della Germania, perché conosceva la sua lealtà e apprezzava il suo valore di comandante militare, molto amato e rispettato dai soldati.
Il suo successore Nerva (96-98 d.C.) gli confermò l'incarico e non avendo figli lo adottò nel 97 d.C. Alla sua morte (27 gennaio 98) il passaggio dei poteri avvenne senza problemi, ma Traiano rimase ancora in Germania per quasi un anno, perché doveva consolidare il confine del Reno e poi quello del Danubio.
Contrapponendosi al suo tirannico predecessore Domiziano, Traiano si distinse per diplomazia, senso di giustizia e moderazione, e seppe ingraziarsi l'antica nobiltà senatoria ed equestre, il popolo e l'esercito. La parola chiave era "concordia", e al pari di Augusto si presentò come primus inter pares che esercitava il potere in modo collegiale e senza gli eccessi del passato. Fu amato da tutti, anche da Plinio il Giovane che scrisse il Panegirico in suo onore per il suo senso della giustizia, il suo comportamento esemplare e le sue ambiziose riforme, che favorirono i commerci e lo sviluppo economico e quindi la natalità per avere nuove braccia per l'agricoltura.
Scelse i migliori e i più capaci fra i senatori e i cavalieri, epurando i più corrotti e restituendo a molti di loro i beni che erano stati confiscati. Obbligò i senatori latifondisti delle province ad investire parte dei loro patrimoni in Italia. Rinnovò l'amministrazione pubblica con nuovi funzionari provenienti dalle borghesie municipali e con liberti particolarmente colti.
Distribuì donativi al popolo e migliorò le condizioni di vita dei più poveri, erogando prestiti a basso tasso di interesse ed istituendo gli alimenta, un sussidio per dare un futuro e un'istruzione agli orfani.
L'impero Romano ai tempi di Traiano
Traiano fu l'imperatore-soldato per eccellenza, amato dai soldati per la sua grande capacità come generale. Durante il suo regno l'impero romano raggiunse la massima espansione. Le vittorie militari rimpinguarono le casse dello stato con le grandi spedizioni in Dacia, e le campagne contro gli Arabi, gli Ebrei della Cirenaica ed infine il regno dei Parti, storico avversario di Roma.
Particolarmente importanti le due campagne militari che Traiano lanciò contro la Dacia, che corrisponde all'attuale Romania, e sono ricordate dai meravigliosi rilievi della Colonna Traiana, preziosissima documentazione grafica degli armamenti, delle macchine belliche, delle cerimonie presiedute dall'imperatore e dell'attività dei soldati ad esempio nel costruire accampamenti fortificati.
Roma aveva avuto rapporti con la Dacia fin dai tempi di Augusto, ma a partire dal 85 d.C. il re Decebalo iniziò a fare scorrerie nei territori romani sconfiggendo le legioni in diverse occasioni. Furono il casus belli che giustificò la rappresaglia e l'attacco romano il cui vero scopo erano le ricchissime miniere d'oro di cui l'impero aveva grande bisogno per rimpinguare le casse dello Stato.
Traiano attaccò la Dacia con quattordici legioni e circa 150.000 soldati, varcò il Danubio su un ponte di barche appositamente costruito, ben illustrato dalla Colonna Traiana e conquistò buona parte del territorio.
La prima guerra dacica si concluse con un giuramento di fedeltà a Roma ed il pagamento di un tributo annuale che trasformò la Dacia in uno stato-cliente e lasciò al suo posto il re Decebalo, che però era un osso duro.
Nel 105 egli non rispettò i patti e Traiano decise di intervenire in maniera definitiva, conquistando l'intera regione e sconfiggendo Decebalo, che si suicidò per non essere catturato. Nel 106 d.C. Dacia divenne una Provincia, i romani costruirono infrastrutture per favorire lo sfruttamento minerario, e in particolare una strada che costeggiava l'intero corso del Danubio fino alla foce.
Gli immensi tesori della regione furono incamerati dalla Stato romano, finanziando grandiose opere pubbliche, fra le quali il Foro di Traiano, la Basilica Ulpia e la Colonna Traiana, costruita nel 112 d.C. che racconta nei minimi dettagli i momenti salienti della guerra dacica ed era la tomba dell'imperatore: l'urna d'oro con le sue ceneri venne infatti posta all'interno del basamento.
A partire dal 109 d.C. Traiano ricevette l'appellativo di Optimus Maximus, che fino ad allora era stato riservato solo a Giove. Assieme ad Augusto, Adriano, Antonino Pio e Marco Areulio è ricordato come uno dei "cinque buoni imperatori" dell'antichità romana, ed è chiamato Optimus Princeps.
Come riportato da Eutropio nel IV sec. d.C., quando un nuovo imperatore saliva al trono gli si augurava con formula rituale che fosse "più fortunato di Augusto e migliore di Traiano" (sis felicior Augusto, melior Traiano).
La vittoria su Decebalo venne commemorata anche in Dacia con il Trofeo di Traiano ad Adamclissi.