Quando Traiano attaccò la Dacia, superò il Danubio su un ponte provvisorio di barche, che è raffigurato sulla Colonna Traiana.
Ma negli anni fra il 103 ed il 105 d.C. l’imperatore decise di costruire un ponte in muratura più solido, indispensabile per garantire gli approvvigionamenti regolari dell’esercito senza temere che le piene del fiume distruggessero il ponte di barche o impedissero di transitarvi.
Nel punto prescelto per costruirlo il Danubio era largo ben 800 metri, e quindi Traiano affidò quel progetto così impegnativo all’unico architetto in grado di realizzarlo, Apollodoro di Damasco, l’archistar dell’epoca di cui si è detto in precedenza, che già aveva costruito altre opere per lui.
Il ponte sul Danubio collegava il castrum di Drobeta (che oggi è in Romania) con il castrum di Pontes (oggi Kladovo in Serbia), situato sulla sponda opposta.
Era lungo più di un chilometro e largo quindici metri in modo che vi potessero transitare due carri in entrambe le direzioni e vi fossero ampi marciapiedi per i pedoni. Per secoli fu il ponte più lungo dell’impero romano e probabilmente del mondo antico.
Cassio Dione (155-235 d.C.) lo descrive così: «Il ponte poggia su 20 piloni in pietra quadrangolare di 150 piedi di altezza escluse le fondamenta, e di 60 di larghezza. Questi [piloni] sono distanti 170 piedi l'uno dall'altro e sono collegati da archi».
Quindi si trattava di venti grandi piloni, sagomati per fendere le acque del fiume, alti ben 44 metri, distanti fra loro 50 metri e larghi quasi 18. Sopra di essi poggiava una struttura in legno che ancora una volta possiamo ricostruire in base ai rilievi della Colonna Traiana.
Un’opera grandiosa, ma già all’epoca di Adriano si pensò di smantellarlo perché era diventato una vera e propria autostrada che favoriva le incursioni barbariche. La distruzione definitiva pare sia avvenuta più tardi, durante il regno di Aureliano (241-275 d.C.).
Nel 1856 il livello del Danubio si abbassò moltissimo, e quasi tutti i venti piloni vennero alla luce, ma agli inizi del ‘900 alcuni di essi vennero demoliti perché rappresentavano un pericolo per la navigazione fluviale.
Recenti scavi archeologici hanno accertato la presenza di una ventina di piloni ed uno di essi è stato scavato, isolato dall’acqua ed visibile in situ.
Il sistema di costruzione con casseforme, calcestruzzo e piloni sagomati sicuramente venne imitato da Adriano quando fece costruire il Ponte Elio che portava al suo Mausoleo a Roma. Lo spieghiamo nel nostro libro «Castel Sant’Angelo. Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce» che svela i suoi segreti costruttivi, frutto della secolare maestria prima etrusca e poi romana nel campo dell’idraulica.