Lo spettacolare ponte di Alcantara di Traiano fu un’opera pubblica di grandissima importanza, un vero e proprio investimento per il futuro. Fu costruito sul fiume Tago, nella provincia romana della Lusitania, che aveva come capitale Augusta Emerita, l’attuale Merida nella regione spagnola dell’Estremadura, sede di un meraviglioso Museo Archeologico.
Il ponte si trova in un punto di passaggio obbligato per raggiungere la parte più interna della Lusitania e fu costruito per sfruttare le ricchissime miniere della regione: grazie ad esso l’oro e l’argento venivano trasportati più velocemente fino alla costa mediterranea e poi raggiungevano Roma via nave. Erano indispensabili per finanziare i costi sempre crescenti dell’Impero.
Traiano affidò il progetto del ponte all’architetto Caius Iulius Lacer, che lo completò in pochi anni. Scelse un punto dove il Tago aveva una larghezza ridotta, 64 metri, cosa che rendeva relativamente più facile la sua costruzione. Recenti rilievi hanno mostrato che la parte inferiore dei piloni centrali è più antica, e venne inglobata dai piloni del ponte di Traiano, quindi si pensa che si fosse tentato di costruire un ponte in quel punto, già in epoca Augustea, quando la regione venne conquistata dai romani.Costruito in opera quadrata con blocchi di granito, è lungo quasi 200 metri e largo 8, in modo che vi potessero passare due carri in entrambe le direzioni.Ha sei archi a tutto sesto di dimensioni diverse; i due centrali sono alti 70 metri ed i tre piloni che li sostengono poggiano sul fondo del fiume, e sono triangolari per fendere le acque del fiume nei periodi di piena. Gli archi laterali sono di dimensioni decrescenti per seguire l’andamento delle pareti rocciose della gola in cui passa il fiume stesso, e i piloni poggiano sulla roccia.Il sistema di costruzione con casseforme, calcestruzzo, archi di dimensioni diverse e piloni sagomati venne imitato da Adriano quando costruì il Ponte Elio che portava al suo Mausoleo a Roma. Lo spieghiamo nel nostro libro «Castel Sant’Angelo. Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce», che svela i suoi segreti costruttivi, frutto della secolare maestria prima etrusca e poi romana nel campo dell’idraulica.L’arco onorario che ancor oggi si vede al centro del ponte aveva un’iscrizione dedicatoria a Traiano che data la sua costruzione tra gli anni 103 e 104 d C., periodo che coincide con le magistrature dell’imperatore citate nel testo. L’iscrizione è stata distrutta ma è nota da una trascrizione. 
A una delle estremità del ponte il suo progettista e architetto Lacer costruì un tempietto con un’iscrizione che dice: «forse la curiosità dei viaggiatori, la cui cura è sapere cose nuove, far chiedere chi abbia fatto [il ponte] e con quale intenzione. Il ponte, destinato a durare per sempre nei secoli del mondo, lo fece Lacer, famoso per la sua divina arte...».
L’architetto Lacer era convinto che il suo ponte sarebbe durato per sempre, e finora ha avuto ragione, perché sia il tempietto che il ponte esistono ancora, anche se nel corso di quasi due millenni ha subito danneggiamenti e restauri.
In epoca medievale venne fortificato per controllare il transito, e in più occasioni alcune sue arcate vennero demolite per impedire il passaggio, ad esempio nel XIII secolo. Venne restaurato più volte nel Cinquecento da Carlo V, e nell’Ottocento da Isabella II, come si legge nelle loro iscrizioni sull’arco.
Oggi vi passano sopra i TIR moderni, a riprova del fatto che le opere pubbliche romane vennero progettate per durare (quasi) in eterno.
Usando la pietra, conoscenze secolari e niente cemento armato.