Prima parte: la costruzione della Villa.
La Villa Adriana di Tivoli è divenuta uno dei Monumenti Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco nel 1999.
Fu costruita dall'imperatore Adriano a partire dal 117 d.C. (la data dei più antichi bolli laterizi) come sua residenza imperiale di campagna, lontana da Roma. Scelse Tivoli perché da secoli era un luogo di villeggiatura alla moda, per il suo bellissimo paesaggio e l'abbondanza di acqua e materiali da costruzione come tufo, pozzolana e travertino.
La villa di Adriano inglobò i resti di una villa preesistente di epoca tardo repubblicana, con muri in opus incertum, quasi reticulatum e reticulatum che si suppone fosse appartenuta alla moglie di Adriano, l'imperatrice Vibia Sabina.
È la più importante e complessa Villa a noi rimasta dell'antichità romana, vasta come e più di Pompei, almeno 80 ettari, forse 120, ma i suoi confini non sono mai stati accertati. Il termine "villa" è riduttivo perché in realtà era un'enorme tenuta con più di trenta di edifici sparsi su diversi terrazzamenti. Qualcosa di unico che non trova confronto neanche nelle regge di Versailles, Windsor o Caserta, alle quali viene spesso paragonata.
Sappiamo che la Villa fu abitata fino alla tarda antichità, ma alla morte di Adriano perse subito importanza e sembra che Caracalla e Costantino l’abbiano spogliata dei suoi marmi per riadoperarli in altri edifici.
Il rinvenimento dei ritratti di imperatori successivi ad Adriano – che giungono fino all’epoca di Alessandro Severo (222-235 d.C.) – attesta comunque che la Villa era ancora frequentata durante i regni degli Antonini e dei Severi.
L’ultima notizia storica risale ai tempi dell’imperatore Aureliano (270-275 d.C.), e riguarda Zenobia, regina di Palmira: fu confinata in esilio a Tivoli, in una proprietà situata vicino a Villa Adriana, come sappiamo da un altro passo dell’Historia Augusta [Tyranni Triginta, 30, 27].
Poi cadde nell'oblio, divenne "Tivoli vecchio", ovvero una comoda cava di materiali da costruzione già pronti all'uso: marmi e colonne per le chiese, laterizi per gli edifici.

A metà del Quattrocento Biondo Flavio e Leon Battista Alberti - i padri fondatori dell'archeologi in Italia – cercarono di identificare gli antichi edifici romani descritti dalle fonti antiche, quattrocento anni prima che Heinrich Schliemann facesse altrettanto con la città di Troia leggendo l'Iliade. Biondo Flavio descrisse le sue scoperte nel libro «Roma Ristaurata e Italia Illustrata», pubblicato nel 1558.
Biondo Flavio comprese che "Tivoli vecchio" era in realtà la Villa Adriana descritta dal celebre e citatissimo passo dell’Historia Augusta [De Vita Hadriani, XXVI,1-5]:
«La sua villa tiburtina fu costruita meravigliosamente ed egli diede a parti di essa i nomi più celebri delle province e dei luoghi, chiamandole ad esempio Liceo, Accademia, Pritaneo, Canopo, Pecile e Tempe. E per non omettere nulla, fece persino gli inferi».
Una frase sibillina, un rebus che gli studiosi di tutte le epoche hanno affrontato, cercando di identificare i luoghi e gli edifici. Sappiamo ben poco dei “modelli” originali: Liceo, Accademia, Pritaneo, Canopo, Pecile, Tempe. Non si sono conservati e li conosciamo più che altro dalle descrizioni antiche. In mancanza di elementi concreti, qualsiasi identificazione è quindi destinata a rimanere un’interpretazione ipotetica, e spesso un esercizio retorico fine a se stesso.
È importante notare che secondo l’Historia Augusta Adriano «diede i nomi più celebri delle province e dei luoghi» agli edifici della sua Villa; quindi non copiò quei modelli antichi, come in genere si crede: piuttosto creò nuovi edifici che si ispiravano ad un’architettura più antica e nota a tutti.
Villa Adriana condivide con molti altri celebri siti archeologici il paradosso di essere nota, scavata e studiata da più di cinquecento anni, pur rimanendo in parte sconosciuta nella sua sostanza, perché gli scavi antiquari per secoli sono stati scavi di rapina a caccia di tesori, e non sono documentati, e molti studi partono da un approccio più storico artistico che architettonico e archeologico.
La storia di Villa Adriana è quindi una storia infinita, c'è sempre qualcosa da studiare, da imparare e da scoprire sul significato simbolico della sua architettura, illustrato dal volume di Marina De Franceschini «Villa Adriana. Architettura Celeste. I segreti dei Solstizi».