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VILLA ADRIANA. IL PECILE E LE CENTO CAMERELLE

   

All’inizio della visita di Villa Adriana si incontra il lunghissimo muro del Pecile, che delimita a nord un’enorme giardino circondato da portici con un bacino d’acqua al centro, nel quale si riflette il paesaggio con gli edifici circostanti.

Il nome è stato coniato nel Cinquecento da Pirro Ligorio, che ha identificato in questo edificio il Pecile citato nella celebre descrizione di Villa Adriana che leggiamo nell’Historia Augusta. Si ispirava alla Stoà Poikile costruita ad Atene a metà del V sec. a.C.: era uno dei portici dell’agorà, celebre per le sue pitture, il luogo dove si riunivano i filosofi stoici,

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Il muro è lungo più di trecento metri, e in origine aveva un doppio portico su entrambi i lati; in alto si vedono ancora i fori per le travi che sostenevano il tetto, ma tutto il resto è scomparso; nulla rimane del pavimento e ancor meno degli affreschi che dovevano decorare le pareti.

Nella tarda antichità il grande giardino interno fu suddiviso in vari appezzamenti e coltivato a vite e olivi, quindi le coltivazioni hanno distrutto tutto e i marmi del pavimento probabilmente vennero bruciati per ricavare la calce.

Il doppio portico del Pecile ha il lato interno verso il giardino col bacino d’acqua esposto a sud: vi si poteva passeggiare d’inverno perché era sempre esposto al sole e quindi più caldo e riparato.
D’estate, invece, si poteva passeggiare sul lato esterno, esposto a nord che è sempre in ombra e molto più fresco; cosa che si fa ancor oggi quando le temperature sono elevate.

All’estremità est del doppio portico una doppia scala sale ancor oggi alla Sala dei Filosofi, che probabilmente era la Sala del Trono della Villa (vedi altri post in proposito). Sappiamo che era decorata con marmi preziosi come il porfido rosso, la pietra imperiale per eccellenza.

Il grande giardino del Pecile col suo bacino d’acqua è un’enorme spianata artificiale sorretta da grandiose sostruzioni alte una ventina di metri, dette le «Cento Camerelle» per il gran numero di finestre.
Gli ambienti all’interno delle sostruzioni erano divisi in più piani da soppalchi, avevano latrine multiple e pavimenti in opus spicatum, tipici degli edifici in cui alloggiava il personale di servizio della Villa, cioè gli schiavi ed i soldati. Il muro di fondo aveva un’intercapedine per isolarli dall’umidità. Attualmente sono usate come deposito di materiali.

Le Cento Camerelle erano costeggiate da una strada carrabile infossata, proveniente dalla via Tiburtina, che entrava nei corridoi sotterranei di servizio della Villa (anch’essi chiusi ai visitatori). In tal modo gli schiavi potevano accedere agli impianti di riscaldamento delle Grandi e Piccole Terme senza essere visti.

Accanto ad essa è un’altra strada con i resti di un portale dal quale si entrava nell'Anello Basolato, che era uno degli ingressi monumentali della Villa e funzionava come un rondò. In pratica le carrozze percorrevano uno dei lati di un doppio viale lungo e stretto, raggiungevano lo scalone del Vestibolo, facevano scendere gli ospiti dell'imperatore e poi proseguivano lungo il lato opposto. In tal modo si aveva una circolazione continua delle carrozze; una sorta di Torrione, opportunamente collocato davanti al portale serviva anche a sorvegliare e proteggere l’ingresso.
VILLA ADRIANA. ARCHITETTURA CELESTE. I SEGRETI DEI SOLSTIZI. NO SPESE SPEDIZIONE Per saperne molto di più... VILLA ADRIANA. ARCHITETTURA CELESTE. I SEGRETI DEI SOLSTIZI. NO SPESE SPEDIZIONE Per saperne molto di più...
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