Publio Elio Adriano è considerato uno dei più grandi imperatori dell'antichità romana: viene ricordato per la sua cultura, l'amore per le arti e per gli straordinari edifici che ci ha lasciato, fra i quali il Pantheon, Villa Adriana e il suo Mausoleo sepolcrale (l’attuale Castel Sant’Angelo).
Assieme a Nerva, Traiano, Antonino Pio e Marco Aurelio è uno dei "cinque imperatori buoni", che regnarono dal 98 al 180 d.C. nel periodo di massima fioritura dell'impero. Prima di salire al trono, Adriano intraprese la carriera politica e militare, diventando uno dei migliori ufficiali di Traiano, che con le sue guerre di conquista estese l'impero fino a comprendere tutto il Mediterraneo.
Nato ad Italica in Hispania Betica il 24 gennaio del 76 d.C., (1950 anni fa) Publio Elio Adriano rimase orfano del padre a soli dieci anni e fu affidato a Traiano (cugino di suo padre) e ad Acilio Attiano (che nominerà prefetto del Pretorio una volta salito al trono). Si trasferì a Roma per completare la propria educazione e iniziare la sua lunga carriera fino a diventare imperatore nel 117 d.C..
Nel 95 d.C., a soli diciannove anni, divenne tribuno militare della Legio II Adiutrix, che era stata stanziata nella provincia della Mesia inferiore dall'imperatore Domiziano, dopo che i Daci ne avevano a sconfitto e ucciso il governatore Gaio Oppio Sabino nell'86 d.C..
Domiziano sconfisse i Daci nell'88 d.C. a Tapae, ma dovette stipulare un accordo di pace col loro capo Decebalo perché fu messo in difficoltà da usurpazioni e dagli attacchi in Pannonia di Quadi, Marcomanni e Iazigi. Decebalo divenne così un re-cliente di Roma, ricevendone un sussidio; ma non tenne fede ai patti e per quel motivo verrà attaccato e definitivamente sconfitto da Traiano nel 101 d.C.
Durante quel primo incarico in Mesia Adriano conobbe di persona la dura disciplina dell'esercito e sperimentò sulla propria pelle l'importanza strategica del Danubio: era il confine naturale delle province della Mesia e della Pannonia, da sempre subivano le incursioni e razzie delle tribù barbariche dei Goti, Marcomanni, Quadi e Sarmati. Quell'esperienza avrà un grande peso nella sua politica di rafforzamento dei confini quando diventerà imperatore.
Affermatosi come uno dei più fidati collaboratori di Traiano, gli diede di persona la notizia della morte di Nerva e della sua nomina ad imperatore nel 97 d.C. Nel 100 d.C. sposò Vibia Sabina, pronipote di Traiano, rafforzando i legami familiari, probabilmente grazie all'imperatrice Plotina che lo protesse e favorì in più occasioni.
Nel 101-102 d.C. seguì Traiano nella prima campagna contro la Dacia come ufficiale del seguito (comes). Durante la seconda guerra dacica (105-106 d.C.) ebbe un ruolo più importante, perché Traiano gli affidò il comando della Legio I Minerva, e affrontò in diverse battaglie i Daci di Decebalo.
Terminate le guerre daciche, nel 107 d.C. Traiano lo nominò governatore della Pannonia inferiore col compito di reprimere le incursioni delle tribù dei Sarmati e Iazigi, particolarmente abili nei combattimenti a cavallo;La sua carriera politica proseguì di pari passo: divenne console nel 108 d.C. e poi Arconte eponimo ad Atene nel 112 d.C., prestigiosa carica che che suggellava la grande passione di Adriano per la cultura greca, da cui il soprannome di "graeculus".
Una volta conquistata la Dacia, Traiano (l'imperatore-soldato) proseguì nella sua politica di espansione territoriale. I Parti erano storici nemici di Roma fin dai tempi della repubblica, quando Marco Licinio Crasso era stato sonoramente sconfitto a Carre che nel 53 a.C.
Nel 113 d.C. Traiano iniziò una nuova guerra contro di il re dei Parti Osroe I, che aveva invaso l'Armenia e spodestato Tiridate I, re-cliente dei romani fin dal tempo di Nerone, e voleva riappropriarsi della regione.
Traiano invase l'Armenia, e poi la Mesopotamia espugnando Dura Europos (oggi in Siria). Infine raggiunse la capitale Ctesifonte (nell'odierno Iraq) dalla quale il re era fuggito abbandonando le sue ricchezze incluso il trono d'oro; del cospicuo bottino faceva parte una delle figlie del re.
Con la (momentanea) sconfitta dei Parti il territorio dell'impero romano raggiunse le coste del Golfo Persico; secondo Cassio Dione Traiano disse che se fosse stato ancora giovane avrebbe emulato le gesta di Alessandro Magno conquistando anche l'India.
Traiano assunse il titolo di Particus nelle monete coniate in quell'occasione, e scelse Adriano come governatore della provincia della Siria. Sulla via del ritorno verso Roma morì improvvisamente, ed Adriano ebbe la notizia della sua nomina a imperatore quando si trovava ad Antiochia.
L’imperatrice Plotina si adoperò per favorire la sua successione al marito, che lo adottò in punto di morte.
All’inizio del suo regno si dimostrò amministratore oculato, promosse importanti riforme economiche, giuridiche e militari, che vedremo nel prossimo capitolo.
I capolavori architettonici di Adriano sono descritti e spiegati nei libri di Marina De Franceschini pubblicati da Rirella Editrice: «Villa Adriana. Architettura Celeste»; «Pantheon. Architettura e Luce»; «Castel Sant'angelo. Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce».